Molise, terra di passaggi: tratturi, borghi e montagne

Scritto il 13/10/2026

Al Pantano della Zittola i cavalli Pentro si muovono liberi nell’erba, le Mainarde chiudono l’orizzonte e per qualche minuto sembra che non ci sia altro. Poi una capomandria si ferma, osserva chi è arrivato e soltanto dopo riprende il cammino. Gli altri la seguono. È un gesto semplice, ma racconta già molto del Molise: qui il viaggio è fatto soprattutto di passaggi, di animali, di uomini, di epoche. 



I tratturi ne sono forse il segno più evidente. Per secoli hanno accompagnato greggi e mandrie dalle montagne verso pascoli più miti, attraversando paesi e creando relazioni che ancora oggi sopravvivono. A Torella del Sannio questa strada d’erba torna a mostrarsi nella sua larghezza originaria; chi pratica ancora la transumanza racconta che gli animali conoscono il percorso e che nei paesi c’è ancora chi li aspetta al loro passaggio. Seguendo quelle stesse vie il tempo cambia continuamente forma.



A Sepino si cammina su un decumano romano che prima di Roma era già una strada di transito e che sarebbe diventata parte del tratturo Pescasseroli-Candela. Le pietre raccontano secoli sovrapposti: il foro, il teatro, le botteghe e poi le case dei contadini costruite accanto e sopra le strutture antiche. Qui un’epoca sembra davvero finire dentro l’altra.



Molto prima, al Museo Nazionale del Paleolitico di Isernia, basta un piccolo dente da latte per cambiare improvvisamente scala. Da quel reperto è stato ricostruito il volto di Heidel, un bambino vissuto qui centinaia di migliaia di anni fa. Poco più in là, ossa segnate e strumenti di pietra raccontano gesti quotidiani lontanissimi eppure sorprendentemente concreti. 



Poi il tempo accelera di nuovo. A Rocchetta al Volturno il Museo Internazionale delle Guerre Mondiali conserva uniformi, reperti e testimonianze di un territorio attraversato dalla Linea Gustav. 



Poco distante a San Vincenzo al Volturno la storia cambia ancora voce: tra i resti dell’abbazia si entra nella Cripta di Epifanio, dove gli affreschi del IX secolo sono sopravvissuti fino a oggi. Sopra una piccola finestra è dipinta la mano del Padre Eterno e proprio da lì entra la luce naturale, quasi a continuare nello spazio reale ciò che l’affresco rappresenta. 



Anche il cibo conserva il segno di questi passaggi. La manteca nasce dall’ingegno dei pastori: burro protetto da un involucro di pasta filata per durare più a lungo durante gli spostamenti.



A Lupara i cielli raccontano le feste, a Scapoli il grande raviolo parla di cucina di montagna, mentre a San Martino in Pensilis la pampanella accompagna il paesaggio verso l’Adriatico. 



Forse è questo il Molise che resta dopo averlo attraversato: una terra dove le tracce non sono ferme, continuano a passare da una generazione all’altra, nelle strade, nelle pietre, nei gesti e nei sapori.

 

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Consigli

Museo Nazionale del Paleolitico di Isernia - Un viaggio di 600.000 anni tra crani da sfiorare, animali a grandezza naturale e il giacimento di Isernia La Pineta.

Parco archeologico di Sepino - A Saepinum il decumano romano ricalca un antico tratturo, e nel teatro le case contadine del Settecento si appoggiano ai gradini.

San Vincenzo al Volturno - Abbazia dell'Alto Medioevo con la Cripta di Epifanio, affreschi del IX secolo e le Mainarde sullo sfondo.

Museo Internazionale delle Guerre Mondiali - A Rocchetta a Volturno, uniformi, reperti e testimonianze dei due conflitti lungo la Linea Gustav.

Lupara e i cielli - Dolci delle grandi occasioni, a forma di mezzaluna, rettangolo o cerchio, ripieni di mosto cotto, miele e mandorle.

Scapoli e il raviolo scapolese - Nella capitale della zampogna, un grande raviolo De.C.O - ripieno di bieta selvatica, patate, formaggio e maiale stagionato.