San Vincenzo al Volturno - Tra abbazia, archeologia e Mainarde

Frazione Cartiera 1, Castel San Vincenzo (IS), Molise


A cura di: Alessandra Romanzi | Foto di Alessandra Romanzi e Andrea Caprarelli

Tra i resti di uno dei grandi monasteri dell'Alto Medioevo, la piccola Cripta di Epifanio custodisce affreschi del IX secolo e una luce che entra da un'unica finestrella.

Camminare tra i resti dell’Abbazia di San Vincenzo al Volturno significa calpestare direttamente la materia della storia. Tra muri affioranti e pavimenti consumati dal tempo, l’Alto Medioevo non è una nozione astratta, ma una presenza fisica che si avverte nell’aria fresca dell'alta valle molisana. 



Il cuore segreto del complesso è la Cripta di Epifanio, un piccolo vano sotterraneo fatto costruire dall’abate tra l’824 e l’842 per custodire uno straordinario ciclo di affreschi del IX secolo. L’accesso contingentato preserva un microclima delicato dove la pittura dialoga con l’architettura in modo quasi mistico: sopra l’unica finestrella da cui filtra la luce naturale è dipinta la mano del Padre Eterno, cosicché il raggio di sole reale prosegue nello spazio ciò che il pennello ha raffigurato, illuminando la figura del Cristo. 



Sull’altra sponda del fiume si erge San Vincenzo Nuovo, fondato tra la fine dell’XI e l’inizio del XII secolo per ragioni di sicurezza. Affacciandosi dalle arcate del Portico dei Pellegrini – di fronte alle strutture ricostruite dopo i bombardamenti della Seconda guerra mondiale – lo sguardo risale spontaneamente verso le pareti rocciose e i boschi delle Mainarde. Qui la natura, la pietra e la memoria si fondono in un’unica inquadratura, ricordandoci che il paesaggio non fa da cornice all’abbazia, ma ne incarna l'essenza stessa.