Raviolo Scapolese - Il sacro rituale di Scapoli
Scapoli (IS), Molise
A cura di: Alessandra Romanzi | Foto di Alessandra Romanzi
Nella Capitale della Zampogna, un grande raviolo di montagna custodisce una ricetta De.C.O., una confraternita e un rituale di preparazione tramandato nel tempo.
Scapoli è conosciuta come la Capitale della Zampogna: qui botteghe artigiane, museo e Festival Internazionale mantengono vivo il legame con uno strumento diventato simbolo del paese. Ma accanto alla musica c’è un’altra tradizione molto concreta, quella del raviolo scapolese, grande, rettangolare e sostanzioso. Nato nelle case di Scapoli come piatto della festa, combina una sfoglia all'uovo importante a un ripieno denso e stratificato: patate, bietola, salsiccia secca, guanciale o pancetta e i formaggi stagionati delle Mainarde. Il condimento tradizionale prevede un sugo concentrato, che nella sua versione storica e più viscerale si prepara con la carne di capra.
La sua realizzazione è un esercizio di pazienza e memoria condivisa e custode di questo sapere è la Venerabile Confraternita del Raviolo Scapolese, nata nel 2012 per tutelare il "Sacro Rituale di Preparazione" e preservare il riconoscimento De.C.O., Denominazione Comunale di Origine, ottenuto nel 2010. Un patrimonio di gesti, ricette e memoria che ogni ultima domenica di Carnevale torna ad animare il borgo con la storica Raviolata.
Ma al di là delle ricorrenze, il raviolo scapolese resta legato a una gestualità precisa: stendere la pasta, dosare il ripieno ricco, staccare e chiudere manualmente grandi rettangoli di sfoglia per portarli in tavola come un atto di restituzione alla propria comunità.

