A cura di: Redazione e Paolo Simoncelli | Foto di Paolo Simoncelli
Nel cuore della Sicilia i raccoglitori di erbe selvatiche intonano lamenti ancestrali per scortare il Crocifisso trecentesco tra le ombre della città
L'odore di incenso e di cera sciolta satura l'aria della Chiesa del SS. Signore della Città, mentre il popolo nisseno entra senza sosta nel tempio. Qui si attende il rito del Venerdì Santo, il giorno del lutto, quando entrano in scena i fogliamari, i raccoglitori di erbe selvatiche. Un mestiere ingrato, quello di chi fino a non molti anni fa doveva sfamare famiglie di otto o dieci figli. Alle due di notte, seguendo i binari della ferrovia per non perdersi, questi uomini raggiungono le montagne per raccogliere carduna, carciofi spinosi e cicoria. Una volta tornati a casa, abbuccano tutto a terra affinché moglie e figli inizino ad ammazzunari, preparando i mazzetti da vendere al mercato.
I fogliamari giungono in chiesa nella mattina del Venerdì Santo. Si stringono sopra le stanghe del fercolo dove è deposta la statua trecentesca del Cristo Nero, trovato proprio dai raccoglitori nell’Ottocento all’interno di una vicina grotta. Per tutto il tempo intonano le lamentanze o ladate, i canti scritti da Diego Niculaci nel 1816 che raccontano la morte e la Passione di Gesù. Sono cento strofe che richiederebbero ore per essere eseguite integralmente. Non sono semplici canti ma preghiere profonde, intonate in siciliano stretto e in latino, sostenute da una melodia arabeggiante che vibra tra le navate.
Più tardi, trasportato il fercolo all'esterno, le ladate dei fogliamari scalzi, vestiti nel saio viola, lievitano sotto il cielo. Subito dopo, tra ali di folla, parte la lenta e lunghissima processione. Il Cristo Nero bizantino procede nell’oscurità, alla tenue luce delle fiaccole che proiettano ombre lunghe sui muri dei palazzi. Purtroppo, con la crisi economica e il lavoro che manca, i fogliamari sono tornati di moda. Molti padri, rimasti disoccupati, crescono ancora oggi i figli raccogliendo verdure selvatiche, portando avanti una tradizione di necessità e dignità.
Il rito si snoda tra i vicoli, dove il silenzio è rotto solo dai lamenti ritmati che sembrano venire da un tempo lontano. I volti dei fogliamari appaiono fieri, segnati dal sole e dalla fatica, molti dei quali si ritrovano ogni giorno dietro ai banchetti di legno della Strata a Foglia, la via più antica di Caltanissetta. Quando la processione volge al termine e il Cristo Nero rientra nel suo tempio, resta nell'aria l'eco di quelle voci roche. La città resta sospesa nel lutto del Venerdì, custodendo il segreto di una fede che si nutre di terra, di erbe amare e di una devozione che non conosce cedimenti.
Per altre informazioni: settimanasantacaltanissetta.it
Luogo: Caltanissetta (CL), Sicilia



