Monterenzio celtica e il rito dei Figli del Cervo


A cura di: Redazione e Paolo Simoncelli | Foto di: Paolo Simoncelli

Sulle rive dell'Idice rivive l'epopea del popolo celta tra duelli all'arma bianca, matrimoni druidici e i fuochi sacri in onore del dio Taranis

L'aria vibra di un'attesa millenaria mentre il letto dell’Idice appare rinsecchito e rare chiazze d’acqua luccicano tra le pareti d’arenaria. Qui, proprio accanto al torrente, brulica l’accampamento di un fiero e antico popolo. Una famigliola di Celti, vestita di pelli e a piedi nudi, rimescola coi bastoni i rigagnoli in cerca di pesce. Tra una tenda e l’altra i guerrieri, altissimi e spacconi, mostrano muscoli guizzanti sotto la pelle mentre armeggiano con le lame. Affilano spade e coltelli con gesti metodici. Hanno chiome bionde pettinate all’indietro per mostrare le orgogliose fronti e spessi baffi che incorniciano visi rasati.

Il rito della rievocazione esplode tra fine giugno e i primi di luglio, quando sembra di tornare al tempo di William Wallace e dei guerrieri dai volti pitturati. Sono i giorni dei Fuochi di Taranis, il dio dei tuoni e dei fulmini. La tribù parla con voce tonante per intimorire il nemico che si avvicina. "Mab Carous", figli del cervo, gridano in gaelico prima che abbia luogo la battaglia campale contro i romani. "Nertos Borrach", forza e coraggio, risponde in coro la tribù mentre scudi e vessilli ondeggiano nel vento caldo dell'Appennino.

Tra le tende si celebrano matrimoni officiati da un druido vestito di bianco e da sacerdotesse silenziose. Il programma offre duelli all’arma bianca, musiche, danze e remoti rituali che si intrecciano alle emergenze archeologiche del territorio. Il pensiero corre all'insediamento di Monte Bibele, risalente al IV secolo a.C., dove area sacra, nucleo abitativo e necropoli coesistono in un unicum archeologico. L'odore del fumo dei bivacchi e del metallo riscaldato dal sole riempie l'accampamento, mentre le donne guerriere e le sacerdotesse reclamano il proprio ruolo centrale nella cultura del clan.

La battaglia infuria e le grida dei combattenti coprono il fruscio delle fronde. Quando la polvere si posa e i fuochi rituali vengono accesi, resta la sensazione di aver varcato una soglia temporale. Il rito rinsalda il legame con una storia profonda che riaffiora dalla terra di Monterenzio, lasciando che lo spirito dei Figli del Cervo si allontani solo al calare della notte, quando il silenzio torna a regnare sulle sponde dell'Idice.

Per altre informazioni: monterenzioceltica.it

Luogo: Monterenzio (BO), Emilia-Romagna