Carnevale di Viareggio: la magia delle navi di terra


A cura di: Redazione e Paolo Simoncelli | Foto di Paolo Simoncelli

Sui viali a mare della Versilia sfilano giganti di cartapesta nati dall'ingegno dei maestri carristi tra satira politica e scenografie mirabolanti

Il salmastro del Mar Tirreno si mescola all'odore della colla di farina e della carta bagnata tra gli hangar della Cittadella del Carnevale. Qui, negli spazi alti ventidue metri, i carristi danno sfogo alla fantasia e il rumore dei metalli tuona mentre si alzano le scintille delle fiamme ossidriche. Le origini del carnevale viareggino sono legate a una giornata di amenità al Caffè del Casinò di un gruppo di rampolli dell'aristocrazia locale. Per vincere la noia, nel febbraio 1873, balena loro l'idea di far sfilare delle carrozze infiocchettate. In quegli anni i cittadini di Viareggio hanno ben altro a cui pensare: la crisi cantieristica e la piena del 1872 del Camaiore che straripa col Lago di Massaciuccoli. L'allegra sfilata ha successo e dalle carrozze si passa presto ai carri.

Fino al secolo scorso, i caotici cantieri di costruzione sono gli hangar di lamiera di via Marco Polo, una romantica corte dei miracoli che fa un gran fracasso. Oggi come allora, tra carrucole e pulegge, prendono forma mostri, fantasiosi personaggi della fauna umana e figure coperte di gesso. Tutto funziona come la ciurma di una nave. Chi tira corde, modella la creta, incolla giornali, prende misure e fonde metalli. Non è uno scherzo assemblare un carro largo quindici metri, lungo dodici, alto fino a venti metri e pesante quaranta quintali. Per costruirne uno servono duemila chili di ferro, millecinquecento di gesso, duemila di creta e mille chili di carta di giornale recuperata dalle rese dei quotidiani di tutta la Versilia.

La cartapesta arriva nel 1925 grazie ad Antonio D’Arliano. Il materiale, leggerissimo e facile da lavorare, permette di costruire strutture gigantesche. Le navi di terra sfilano durante i corsi mascherati di febbraio, muovendosi tra ali di folla sbigottita. Sembra una favola ma è tutto vero: scenografie popolate di mirabolanti figure ruotano, lievitano e fluttuano a mezz’aria. I temi mutano ma prevalgono satira politica e attualità sociale. La chiave di lettura satirica inizia nel 1960, quando Silvano Avanzini travolge lo spirito scanzonato del carnevale presentando l’incredibile carro che guadagna le pagine del New York Times. Raffigura i leader politici dell’epoca come uomini dalla doppia morale: tengono un ramoscello d'ulivo in una mano e una bomba nucleare nascosta dietro la schiena.

I carri di Viareggio fanno sorridere e meditare. Quando il triplice colpo di cannone annuncia l'inizio della festa, la Passeggiata si trasforma in un palcoscenico dove la cartapesta prende vita propria. I giganti sbattono le palpebre e roteano gli occhi, mentre nuvole di profumo e coriandoli riempiono l'aria frizzante della costa. Il rito si conclude ogni anno con il verdetto dei vincitori e il rogo di Re Carnevale, ma l'anima di questi maestri d'ascia del sogno resta già pronta a ricominciare a modellare la creta per la sfida successiva.

Per altre informazioni: https://viareggio.ilcarnevale.com

 

Luogo: Viareggio (LU), Toscana