A cura di: Redazione e Paolo Simoncelli | Paolo Simoncelli
Nel borgo molisano il Martedì grasso libera forze arcaiche e maschere zoomorfe in un rito dionisiaco che celebra il ciclo eterno della natura
L'odore di selvatico delle pelli caprine riempie le vecchie cantine scavate nel tufo di Tufara. Qui, lontano dagli sguardi indiscreti, avviene la vestizione che trasforma gli uomini in creature del mito. Protagonista è la maschera zoomorfa del Diavolo che porta in paese il retaggio di paure ancestrali: nera, orecchie triangolari, occhi spiritati, lunga lingua rossa di carta. Chi interpreta il demone appare assorto in mille pensieri mentre qualcuno lo aiuta a indossare il pesante vello. Davanti al viso viene fissata la maschera terrificante che incute terrore; ne esiste ancora una vecchia di cento anni gelosamente custodita in paese.
Il rito esplode in tutta la sua potenza nella giornata del Martedì grasso, quando le forze del caos invadono le strade. Intanto un giovane si sparge farina sul volto e un altro controlla la lama affilata di una falce: sono le due pallidissime figure che rappresentano la morte nella pantomima del Diavolo. Completano la mascherata i tre monaci o “folletti” col volto sporco della fuliggine ottenuta bruciando tappi di sughero. Alla fine i sei personaggi sono pronti: la morte rappresentata dai due figuranti col berretto rosso, il diavolo e i tre incappucciati che lo trattengono in catene.
Incomincia la folle corsa per il paese, di strada in strada. La pantomima viene rappresentata a ciclo continuo al grido funesto che rimbomba tra i vicoli: ah la morte! Il diavolo corre, bussa alle porte, colpisce col tridente pietre e marciapiedi. Salta, si butta a terra posseduto da forze soprannaturali, a stento trattenuto dalle catene che stridono sui ciottoli. Intanto le falci roteano nell’aria mimando l’antico gesto della vendemmia. Dioniso, il dio dei boschi che ogni anno muore e rinasce in sintonia col ciclo della natura, riprende possesso del borgo attraverso questi gesti rituali.
Alla fine vanno in scena il processo al carnevale, un fantoccio imbottito di paglia, e la sua morte. Non merita altra fine, con la Quaresima in arrivo, il dissacratore di costumi che ha fatto smarrire a tutti la retta via. Occorre allontanare il peccato e ristabilire l’ordine. Il fantoccio viene gettato dalla rupe e preso in consegna dal diavolo che ne fa scempio a colpi di forcone. Morto il carnevale, il diavolo sparisce tra le ombre delle case. Il bene trionfa di nuovo sul male mentre il silenzio torna a regnare sulla valle del Fortore.
Per altre informazioni: ildiavolotufara.it
Luogo: Tufara (CB), Molise


