A cura di Redazione e Paolo Simoncelli | Foto di Paolo Simoncelli
Nella piatta campagna bolognese le vecchie di paglia si immolano al crepuscolo per purificare il tempo e propiziare il risveglio della natura
Nella campagna bolognese le befane non volano sui tetti di San Matteo della Decima. Alte come sono, fatte di stracci e paglia, se ne stanno impettite nei campi, probabilmente considerata la stagione, tra bassi cieli grigi e pioggia leggera. L’umidità della terra risale lungo le vesti di pezza mentre l'attesa carica l'aria di una tensione antica. La luce del giorno dura poco e così al crepuscolo dell’Epifania sono pronte all’estremo sacrificio. Al grido “a brùsa la vècia”, vengono ridotte in cenere per dimenticare l’anno vecchio e propiziare buoni auspici per quello nuovo.
Fino a pochi anni fa le befanone di San Matteo erano una decina, gigantesche, alte fino a dieci metri se si considera la punta del cappello. Oggi sono quattro o cinque, alte più o meno la metà. Lo scheletro, fatto di due assi incrociati di legno o ferro, uno verticale e l’altro orizzontale, viene ricoperto di paglia e poi agghindato con enormi cappelli, occhialoni di carta, grande scopa di saggina, la melga. Lo spettacolo resta ammaliante: fuochi ancestrali nella notte più magica dell’anno. Per l'allestimento servono olio di gomito, montacarichi per sollevare le balle, trattori e molta buona volontà da parte delle famiglie, come i Lanzi e gli Sgarbi, che adempiono al rito en plein air.
La vecchina che porta doni ai bimbi viene bruciata perché rappresenta una sorta di Giano bifronte. Da una parte appare la Befana buona, messaggera dell’Epifania. Dall’altra è la personificazione di Madre Natura che oramai vecchia, stanca, rinsecchita, senza più doni da offrire, viene bruciata perché dalle sue ceneri nascano nuovi frutti. Alcuni interpretano il gesto persino come una rappresentazione del sacrificio che libera il mondo per una nuova vita.
Il fuoco divampa improvviso e il calore scaccia il gelo della pianura. Le fiamme divorano la paglia con un crepitio secco che copre le voci dei presenti. L'odore del fumo si spande tra i solchi dei campi mentre le scintille salgono verso il cielo cupo. Quando l'ultima struttura crolla e il bagliore si fa brace, resta solo il silenzio della terra che attende la rinascita. La comunità si stringe intorno ai resti del falò, consapevole che l'inverno ha compiuto il suo giro e il tempo nuovo ha finalmente inizio.
Luogo: San Matteo della Decima (BO), Emilia-Romagna


