A cura di Paolo Simoncelli
Centinaia di zampognari e strumenti arcaici si ritrovano nel borgo laziale per un matrimonio di note che celebra l’anima più autentica della tradizione
L'aria invernale vibra di un suono lungo e acuto che riempie ogni vicolo, ogni piazza, ogni respiro del borgo. L'invasione di Acquafondata va in scena a gennaio. Niente armi, solo panciuti strumenti musicali. Arrivano da ogni parte gli zampognari, un centinaio, da paesi e paesini dove lo strumento è l'anima del territorio: San Filippo Superiore nel messinese, Palomonte di Salerno, San Polo Matese nel Molise, Scapoli. Qui il legno e la pelle degli strumenti diventano estensioni dei corpi di chi suona.
Non solo la zampogna però. Il matrimonio di note coinvolge il barrito dei tromboni, l'arpeggio delle chitarre, il ritmo di tammorre e organetti, corde di violino, ticchettio di nacchere. S'uniscono al coro oggetti d'uso quotidiano che la creatività eleva al rango di strumenti musicali: due cucchiai che battono sul palmo della mano, la grattugia arrugginita, il vattacicirchie o raganella, il putipù, il tamburo a frizione. Si scorgono anche l'one-man show, l'ometto con imbuto in testa e fisarmonica che muovendo mani e piedi aziona i batacchi di una grancassa e poi la totara, l'antenato della zampogna, arcaico strumento di Montenero Valcocchiara, ricavato dalla corteccia intrecciata del nocciolo, con ancia incorporata a testa di vipera e chiusura tramite uno spino di biancospino.
Il rito si compie ogni anno in una domenica di metà gennaio, richiamando musicisti di ogni rango sociale e ogni età, dal novantenne al bimbetto che a fatica riesce a imbracciare lo strumento più grande di lui. Alcuni anni fa viene premiato il piccolo Enzo, sei anni, da Villa Latina. Tutto intorno si balla a ritmo frenetico, in modo elegante o sgraziato, avvolti da un'atmosfera di festosa contaminazione. Soprattutto si suona ovunque, per strade, vicoli e piazzette, intabarrati in mantelli e cappottoni, persino durante le allegre tavolate dei ristoranti.
L'odore del cibo si mescola alla polvere sollevata dai passi di danza. È il giorno in cui ci vuole un bel po' per sgomberare il piatto perché ogni occasione è buona per fare partire il suono di un coro di zampogne. Va avanti così la storia ad Acquafondata, dal 1971. Le note si rincorrono tra le pietre dei muri, salendo verso le cime delle montagne circostanti mentre il sole cala dietro i profili dei monti. Il soffio nei sacri otri di pelle prosegue instancabile, trasformando il borgo in un unico, immenso polmone che batte al ritmo del passato per mantenere viva la propria voce nel tempo.
Luogo: Acquafondata (FR), Lazio


