Campobasso, le macchine volanti e la sfilata dei Misteri
Campobasso (CB), Molise
A cura di: Redazione e Paolo Simoncelli | Foto di: Paolo Simoncelli
Nella città molisana rivive l'incanto degli Ingegni di Di Zinno tra figuranti sospesi nel vuoto e strutture d'acciaio che sfidano le leggi della gravità
Il vasto, lungo corridoio del Museo dei Misteri brulica come un alveare mentre sciabolate di luce filtrano dai finestroni. Qui, tra mirabolanti macchinari simili a strumenti di tortura, i cosiddetti ingegni, in un paio d’ore di frenetica attività vengono allestite le sacre rappresentazioni. Già alle otto incominciano ad affluire vari personaggi, in particolare gruppi familiari composti da madri e nonne premurose, con bambini piccolissimi tenuti per mano. Subito dopo inizia la complicata, lenta opera di vestizione. Non è cosa semplice vestire da cherubini, angeli e Madonne oranti bambini tra i due e i dodici anni per poi appenderli alle tredici antiche macchine processionali come palline all’albero di Natale.
Il rito si compie ogni anno la domenica del Corpus Domini, portando in strada un progetto che risale al 1749. Storicamente si deve tutto a Paolo Saverio Di Zinno, lo scultore al quale fu commissionato il progetto degli Ingegni, incredibili macchine in lega di ferro e acciaio. La costruzione fu affidata alle maestranze cittadine del ferro battuto, in particolare a Emidio Cancellario. La tensione sale nell’aria mentre un brusio accompagna i gesti degli operanti, tramandati da generazioni, da quando la scelta di allestire quadri viventi del Vecchio e Nuovo Testamento fece breccia tra le confraternite cittadine.
Le macchine volanti col loro carico basculante di figure umane sembrano fatte apposta per magnificare il dono portentoso della fede. Sospese nel vuoto, a cinque o sei metri da terra, le figure appaiono immobili tra funi e tiranti. I figuranti sono imbragati con ganci e cinturoni, portano aureole intorno alla testa e cuori argentati sul petto, ricoperti di sete e veli di raso. I tredici ingegni vengono portati a braccia sulle portantine da circa duecentocinquanta portatori. Settantatré sono invece i figuranti, tra adulti e bambini, più il cane di San Rocco e l’agnello di Abramo.
L'odore del metallo e del tessuto antico riempie le narici mentre la folla attende il passaggio dei giganti d'acciaio. È straordinario come portentose macchine arrivate dal passato siano in grado di sostenere senza apparenti basi d’appoggio il peso di uomini e bambini. Gli ingegni sembrano levitare a mezz’aria, come miraggi che attraversano il cuore della città. Il rito prosegue tra i vicoli, lasciando lo spettatore nel dubbio tra la perizia tecnica e la visione sovrannaturale di corpi che fluttuano nel cielo di Campobasso.

