A cura di: Redazione e Paolo Simoncelli | Foto di Paolo Simoncelli
Nel borgo di Dosoledo rivive un carnevale alpino tra vestizioni cerimoniali e maschere lignee che celebrano il passaggio dal vecchio al nuovo anno
Il buio aleggia ancora sui tetti di Dosoledo quando il rito prende forma nel silenzio delle case. Il Carnevale di Santa Plodia, uno dei più sconosciuti e spettacolari dell’arco alpino, inizia molto presto. La vestizione del Lakè e del Matazin, maschere guida del corteo, eleganti e raffinate, richiede tempo e precisione. Ora che Paola De Monte ha passato il testimone, è l’Associazione Chei d'Santä Ploniä ad occuparsi di ogni dettaglio. La preparazione dei giovani che interpretano i due personaggi procede lenta tra stoffe preziose e decori.
Si muove intorno a loro una piccola corte dei miracoli, i “pagliacci” dai volti decorati e dai variopinti costumi. La vestizione è complicata come si conviene per abiti complessi, dai colori sgargianti, ricchi di scialli, nastri e sciarpe. Spiccano i lunghissimi cappelli a cilindro decorati con fiocchi variopinti. Ogni anno cambiano gli interpreti delle due maschere e bisogna rifare il costume di sana pianta. Servono la protezione di gommapiuma sulla schiena, una sorta di zainetto pieno di sonagli, lunghi calzini bianchi coi ricami rossi e pantaloni di seta con una gamba di un colore e l’altra differente. Completano l'opera le scarpe adornate con i fiori e l'incredibile copricapo: rosso per il Matazin e nero per il Lakè.
Il cuore dell'evento batte nella domenica di Carnevale, quando intorno alle ore nove inizia l’allegro corteo itinerante. L'aria frizzante del mattino si riempie del suono dei sonagli. È il Matazin che saltella in testa al gruppo a decidere dove entrare nel tradizionale giro dei bar: è un onore ospitare il corteo tra canti, musica e danze vorticose. Il compito dell’altra maschera guida, il Lakè, è annunciare l’arrivo dei figuranti. Il sale della sfilata è il caratteristico “saltello” che Matazin e Lakè inscenano l’una di fronte all’altra, una sorta di ringraziamento per l’anno vecchio finito e di buon auspicio per quello appena nato.
Completano il corteo le maskri de bela e de vecia, le maschere belle e le maschere vecchie, dai lineamenti gradevoli e giovanili le prime e ripugnanti le seconde. Molte delle maschere lignee sono realizzate in legno di cirmolo e dipinte a mano, opere che conservano l'odore del bosco e la sapienza dell'intaglio. Il saltello ritmato prosegue tra i vicoli mentre i colori dei nastri sferzano il grigio della pietra. La danza non si ferma, trascinando l'intera comunità in un vortice che scaccia l'inverno e accoglie, con eleganza barocca, la luce della nuova stagione.
Luogo: Dosoledo di Comelico Superiore (BL), Veneto