Olivi e alberi di fico disegnano il territorio cilentano esprimendo l’essenza mediterranea di questi luoghi. Catone e Varrone raccontavano che i fichi essiccati erano comunemente utilizzati nel Cilento e in Lucania come base alimentare dei braccianti agricoli. Sembra infatti che la coltivazione e produzione di fichi sia cominciata prima del IV secolo a.C. con i coloni greci. La cultivar cilentana di riferimento è il Dottato, pregiata varietà presente in tutto il Mezzogiorno. La particolarità della zona è il “Fico bianco del Cilento”, autentica eccellenza che presenta caratteristiche di gran pregio: polpa abbondante e pastosa dal gusto molto dolce, dal colore giallo ambrato. Può essere gustato fresco o essiccato. L’essiccazione si ottiene con una lavorazione che, secondo l’antica tradizione cilentana, avviene con un lento processo di cottura in forno. A lavorazione ultimata il frutto assume una colorazione marroncina e integra essenze aromatiche determinate dalla bruciatura del legno di ulivo e quercia, nonché dalle foglie di alloro. Per le sue qualità il Bianco del Cilento costituisce una DOP (Denominazione di Origine Protetta) di grande importanza. Vari sono i modi di preparazione di fichi essiccati frequentemente farciti con ripieno di noci e mandorle, profumati col finocchietto selvatico, oppure ricoperti di cioccolato. La tradizione locale prevede anche il trattamento dei fichi freschi sbucciati e messi ad essiccare al sole che sono comunemente noti sul territorio come fichi mondi, mmunnati o pelati


