L’altra mostarda, quella cremonese


Scritto il 27/06/2024


Niente maionese con i bolliti dei Tre Brodi, ci vuole la frutta. Se dite “Cremona” ad un musicista, risponderà: “violini”, ma se lo fate ad un cuoco dirà: la mostarda! Perché qui viene prodotta la salsa indispensabile a nord del Po, per mangiare bolliti, stracotti e formaggi della Padania. Poco somiglia alla “cugina francese” di Djion: è una conserva dolce di pezzi interi di frutta candita, con l’aggiunta di senape. Sin dal 1836, la Sperlari ha fatto fortuna - prima delle caramelle, introdotte nel 1951- proprio grazie alla mostarda. È perfetta sopra il cotechino “vaniglia” (dal gusto delicato) o con il salame da pentola, indispensabili per preparare i “Tre Brodi”, “Minestra” con almeno tre tagli diversi di carne, oltre alla lingua e all’insaccato. La mostarda si gusta con il provolone valpadana, già considerato tipico da un’inchiesta agraria del 1884, tanto che da queste parti si trova anche nella versione Stravecchio a buccia nera. Ma se dite Cremona ad un bambino risponderà “torrone”. La tradizione vuole che sia stato inventato per il banchetto di nozze di Maria Bianca Visconti con Francesco Sforza nel 1441. Forse, invece, fu importato da alcuni mercanti arabi nella versione ottomana, senza uovo.