Le note esplodono potenti, vibranti, melodiose nella Sala dei Violini. Sembra incredibile che un “legno” di quattrocento anni possa produrre un suono tanto meraviglioso. Ma questo è il Clisbee, uno Stradivari originale, creato dal grande liutaio nel 1669 e riportato alla gioia della musica, durante le “audizioni” settimanali della Collezione degli Archi del Palazzo Comunale di Cremona, il più famoso centro al mondo per la produzione di liuteria e strumenti a corda, con oltre duecento botteghe riunite in Consorzio con maestri dal Canada al Giappone, dalla Russia all’Argentina, dalla Svizzera alla Grecia, dalla Corea del Sud a Cuba, passando per il resto dell’Europa, gli Usa, Israele e l’Ucraina. Qui, dopo secoli di esperimenti musicali con cembali e arpe, lire e liuti, agli inizi del XVI secolo, iniziarono a diffondersi nuovi strumenti portatili a corda, capaci di una musica potente, suonati a braccio, perfetti per i musici ambulanti e i danzatori di corte. Qui, nella bottega del maestro Amati, attorno al 1550, nacque il violino come lo conosciamo: due tavole di abete della Val di Fiemme e di acero balcanico, lavorate a mano nella classica forma di clessidra, con due eleganti fori ad effe sulla cassa di risonanza: “les violens du roi” commissionati nel 1560 da Carlo IX di Francia per l’orchestra di palazzo. Era cremonese Claudio Monteverdi, il compositore del primo melodramma della storia, artefice del passaggio dalla musica rinascimentale a quella barocca, che del nuovo strumento si innamorò, portandolo nelle Corti di tutta Europa. Ed era cremonese Stradivari, il più noto liutaio di tutti i tempi, che creò alcuni dei pezzi più pregiati della storia, battuti all’asta per oltre 15 milioni di dollari.
Cremona, la città che inventò il violino
Scritto il 27/06/2024
Testo e foto di Federica Botta e Alessandro De Rossi


