Salvatore Di Gregorio è l’edicolante-Indiana Jones che in un campo vicino a Tursi dissotterra pesantissime pietre psammitiche formatesi 20 milioni di anni fa. Il rotolamento di argilla, silicio e piombo durante le tempeste dell’olocene, hanno dato forma agli incredibili, meravigliosi tuberi bitorzoluti, i botroidi. Se volete vederli, andate alla vecchia casa rabatanese, ’U Strittue, dove un tempo abitavano uomini e animali. Salvatore l’ha trasformata in un antro della memoria. Prima però vi allungherà un bicchierino di liquore al timo selvatico, il Thymus Capitatus. “Lo vado a raccogliere in montagna. È il miglior antinfiammatorio del mondo”. Alle pareti ci sono le borse in pelle realizzate a mano da Salvatore e le antiche forme di legno con cui si facevano mattoni. Si prendeva l’argilla dai calanchi, si polverizzava, impastava con l’acqua e si metteva nelle forme. Da qualche parte, vedrete anche una corda nera, ‘a zuca nivr, di peli di capra. I pastori l’intrecciavano mentre badavano il gregge. Non serviva solo a legare ma come medicamento perché la lanolina è ottima contro le irritazioni. I mietitori del Salento che facevano qui la stagione del grano, la strofinavano sulla pelle per alleviare bruciori e arrossamenti. In fondo al camerone, il buio nasconde la grotta nell’arenaria dove Salvatore ha riesumato una straordinaria borraccia islamica, di ceramica. Apparteneva a uno degli arabi che tra il X e il XV sec. risalivano i fiumi sui vascelli e poi attraccavano sulle sponde dell’Agri e del Sinni. Si fermavano per acquistare grano e commerciare spezie lungo la costa metapontina. Di sera, per sfuggire la malaria, salivano le prime alture, in cerca di luoghi salubri. La Rabatana era uno di questi, formicaio di alberghetti e taverne popolato di commercianti arabi.
L’Indiana Jones di Tursi
Scritto il 22/05/2024
Testo e foto di Paolo Simoncelli


