Fòcara di Novoli: il fuoco che squarcia il buio del Salento


A cura di: Stefano Raso | Foto di Saggittarius A, CC BY-SA 4.0, via Wikimedia Commons 

Il crepitio del legno e il calore ancestrale di un rogo monumentale che trasforma la devozione popolare in un’opera d’arte effimera e potente sotto il cielo di Puglia.

L'aria di Novoli profuma di resina e fumo mentre l'oscurità invernale avvolge la piazza. Qui tra le pietre del Salento il freddo si fa pungente ma la tensione della folla scalda l'atmosfera in attesa del prodigio di luce. La Fòcara si staglia contro il cielo nero come una montagna di fascine costruita con una perizia ingegneristica che sfida i secoli. Oltre venti metri di altezza composti da migliaia di tralci di vite sapientemente intrecciati dai maestri falegnami si preparano a soccombere alla fiamma. Il rito si compie nella notte tra il 16 e il 17 gennaio quando la comunità celebra Sant’Antonio Abate protettore del fuoco e degli animali.

Il silenzio della piazza viene interrotto dal rullare dei tamburi e dal bagliore delle prime torce che si avvicinano alla base della struttura. Non ci sono transenne che tengano lontano lo sguardo magnetico del pubblico verso la pira. Le scintille iniziano a danzare nel vuoto e il fuoco risale i fianchi del monumento con una fame antica. In pochi istanti il calore diventa una forza fisica che respinge i presenti, obbligandoli a indietreggiare di qualche passo, mentre il colore arancione delle fiamme dipinge i volti e le facciate delle case circostanti. Il fumo denso sale dritto verso le stelle portando con sé le preghiere e i desideri affidati alla cenere.

Questa architettura vegetale nasce dal lavoro di settimane durante le quali i rami secchi delle vigne locali vengono raccolti e accatastati secondo una tecnica tramandata di padre in figlio. Sembra che le origini di tale devozione risalgano a tempi lontanissimi quando il fuoco serviva a purificare la terra e a propiziare il ritorno della primavera. Oggi l'evento mantiene intatta quella carica antropologica che trasforma un piccolo borgo rurale nel centro gravitazionale di un intero territorio. L'odore acre della legna bruciata penetra nelle vesti e resta addosso come un segno di appartenenza a un tempo circolare che ogni anno si rinnova.

Il fragore delle fiamme copre ogni altro suono e la luce sprigionata è così intensa da annullare il confine tra il giorno e la notte. I riflessi dorati si muovono sulle pareti della chiesa dedicata al Santo mentre la folla osserva ipnotizzata il lento collassare della struttura. Ogni crollo interno della pira solleva nuove nuvole di brace che volano leggere nell'aria gelida come lucciole d'inverno. Non c'è spazio per le parole ma solo per l'esperienza viscerale di un elemento che distrugge e rigenera al contempo. La materia solida dei tralci svanisce lasciando il posto a una colonna di calore che vibra contro lo sfondo della notte salentina.

Il rito prosegue nelle ore successive quando la forza del rogo si placa e le fiamme lasciano spazio a un tappeto di carboni ardenti. La sagoma della Fòcara scompare lentamente mutando in un cumulo di energia residua che continua a irraggiare calore fino alle prime luci dell'alba. La cenere bianca inizia a depositarsi sulle strade e il silenzio torna a scendere su Novoli interrotto solo dal respiro stanco dei tizzoni che si spengono. Rimane nell'aria un senso di sollievo collettivo e la consapevolezza di aver attraversato ancora una volta il cuore pulsante del fuoco prima che l'inverno riprenda il suo cammino verso la luce.

Per altre informazioni: lafocara.it

Dove si svolge: Novoli (LE), Puglia