I Giochi de le Porte: il palio dei somari tra le pietre di Gualdo Tadino
Gualdo Tadino (PG), Umbria
A cura di: Enrico Caracciolo | Foto di Enrico Caracciolo
Nell'ultimo fine settimana di settembre la città si trasforma in un palcoscenico medievale dove le quattro Porte si sfidano in una corsa sfrenata lungo le strade del centro storico.
A Gualdo Tadino l'aria di settembre si fa densa dell'odore di legna bruciata e cuoio, mentre il suono delle chiarine e dei tamburi annuncia l'inizio dei Giochi de le Porte. Qui le quattro fazioni cittadine — San Benedetto, San Donato, San Facondino e San Martino — si contendono il Palio in onore del patrono San Michele Arcangelo. Il fulcro della manifestazione è il somaro, animale simbolo di tenacia e pazienza, che diventa protagonista di gare di abilità e velocità. Bisogna abbandonare l'idea del "povero asinello" lento e testardo. Qui il somaro è un atleta rispettato. I Giochi sono una sfida di abilità e velocità tra uomo e animale, basata su un profondo legame di fiducia e allenamento che dura tutto l'anno.
Le temperature fresche della sera umbra sono riscaldate dall'atmosfera delle taverne, dove si mangia tra grandi tavolate di legno e l'odore del vino e delle carni alla brace riempie i vicoli. Il sabato sera la competizione lascia spazio alla bellezza del Corteo Storico. Oltre un migliaio di figuranti sfilano in costumi del XV secolo curati nei minimi dettagli. È un museo a cielo aperto: nobili, popolani, giocolieri e mangiafuoco ricreano scene di vita quotidiana medievale con un rigore storico impressionante.
La domenica pomeriggio si entra nel vivo della competizione in Piazza Martiri. Le porte si sfidano in quattro prove cruciali. Corsa a carretto: ogni porta schiera un carretto trainato da un somaro, guidato da un auriga e un frenatore; è una gara di velocità pura lungo le vie del centro. Tiro con la fionda: prova di precisione millimetrica dove i fiondatori devono colpire un piatto in ceramica. Tiro con l'arco: gli arcieri si sfidano per accumulare punti preziosi per la classifica finale. Corsa a pelo: la prova regina; i fantini cavalcano i somari a pelo in una volata mozzafiato. Il primo che arriva vince il Palio e ha l'onore di bruciare la "Bastola", l'effigie della strega nemica storica della città.
Il momento di massima tensione si raggiunge con il tiro con l'arco e il tiro con la fionda, dove la precisione millimetrica degli atleti viene accolta dal silenzio sospeso della piazza. La polvere sollevata dai contendenti nella corsa finale si mescola alla gioia dei vincitori e alla delusione degli sconfitti in un rito collettivo che azzera i secoli. Ogni gesto, dalla sbandierata perfetta al grido dei contradaioli, riflette un senso di appartenenza che si tramanda immutato dal 1978, anno della rievocazione moderna basata sugli antichi statuti comunali.
La figura della Bastola è il "villain" per eccellenza della storia gualdese, un personaggio a metà tra cronaca nera medievale e leggenda popolare. Bruciarla in piazza non è solo un atto folkloristico, ma un rito catartico che chiude ufficialmente i Giochi delle Porte. Il rogo della Bastola avviene la domenica sera, subito dopo la proclamazione della Porta vincitrice. È il momento culminante dell'intero weekend e ha diversi significati. Giustizia Poetica: simbolicamente, la città si vendica del fuoco con il fuoco; bruciare l'effigie della strega significa punire l'antico tradimento e purificare la comunità dal male. La Vittoria della Comunità: distruggendo la figura che ha cercato di dividere e distruggere la città, i gualdesi riaffermano la loro unità e la loro resilienza. Fine del Conflitto: il rogo segna la fine delle ostilità tra le quattro Porte. Una volta che la Bastola è cenere, le rivalità agonistiche si placano e la città torna a essere una sola entità.




