Panevin e Pignarûl: il fuoco che interroga il vento e il futuro dei raccolti

Veneto, Friuli-Venezia Giulia


A cura di: Stefano Raso

Tra Veneto e Friuli, i tradizionali falò dell’Epifania segnano il passaggio dell’anno attraverso l'interpretazione dei fumi, in un rito che unisce ancora oggi le comunità rurali e i borghi storici.

Nel paesaggio compreso tra le terre trevigiane e le valli friulane, la notte dell’Epifania coincide con l’accensione di grandi pire di legna e fascine. Lungo le campagne della pianura e sui versanti collinari, queste strutture, preparate nelle settimane precedenti, vengono incendiate al tramonto per dare inizio a una ritualità legata ai cicli agricoli e solstiziali. Si tratta di un momento collettivo in cui il sacro si intreccia a tradizioni contadine documentate da secoli in tutto il Nordest.

Il rito assume nomi diversi a seconda dell’area geografica: Panevin nel Trevigiano e nel Veneziano, Pignarûl in Friuli, ma anche Casera nel Basso Piave o Bubul nella zona di Portogruaro. A differenza di altri falò stagionali di fine gennaio, la struttura dell'Epifania è solitamente una pira conica. Le fiamme, purificando simbolicamente il terreno dalle scorie dell'annata precedente, aprono la fase dell'interpretazione dei presagi.

L'attenzione dei partecipanti si concentra sulla direzione del fumo e delle scintille, localmente chiamate "fuìsche". Secondo la tradizione popolare, la direzione in cui si piegano i fumi determina l’andamento dei raccolti: se la nube volge verso oriente (est), l'annata è considerata favorevole e il raccolto abbondante; se muove verso occidente (ovest), il presagio annuncia fatiche e scarsità. Un antico proverbio veneto sintetizza la lettura del fenomeno: «Panevin, pan e vin, la pinza sotto il camin. Se il fumo va a levante, pan per le quante; se il fumo va a ponente, pan per niente».

In Friuli, l'epicentro di questa celebrazione è Tarcento, dove si svolge il Pignarûl Grant. La cerimonia prevede un corteo in costumi del XIV secolo che risale verso il colle di Coia, guidato dalla figura del Vecchio Venerando. È lui a dare inizio all'accensione e a interpretare pubblicamente il vento davanti alla valle. Contestualmente, a Gemona del Friuli, si svolge il rito dell'Epifania del Tallero, una cerimonia medievale che vede la comunità civile e quella religiosa unite nella consegna simbolica di una moneta d'argento, a testimonianza della continuità storica delle istituzioni locali.

Lungo il corso del Piave e nelle aree di Susegana e Conegliano, i Panevin sono gestiti dalle sezioni locali degli Alpini o dalle Pro Loco. Durante l'attesa del responso dei fumi, la tradizione prevede il consumo della pinza, un dolce povero a base di farina di mais e frutta secca, accompagnato da vin brulé. La condivisione del cibo attorno al fuoco resta l'elemento centrale del cerchio comunitario.

Oggi la pratica deve rispettare le normative regionali sulla qualità dell’aria, che prevedono deroghe specifiche per i fuochi rituali e limitazioni sulla tipologia di legna da ardere. Nonostante le regolamentazioni ambientali, la partecipazione popolare rimane costante, confermando la resistenza di un gesto che trasforma l'osservazione meteorologica in un momento di identità territoriale.