Carnevale Ulassai: il rito del Maimulu tra i Tacchi d’Ogliastra
Ulassai (NU), Sardegna
A cura di: Stefano Raso | Foto di Monte Cogoccia, CC BY-SA 3.0 via Wikimedia Commons
Nel borgo di Ulassai rivive l’antica sfilata delle maschere zoomorfe sarde: un rituale arcaico di fertilità tra campane, pelli di capra e rocce calcaree.
Le correnti d'aria percorrono i vicoli del centro abitato, situato a ridosso delle imponenti pareti di calcare. Il silenzio del pomeriggio è interrotto dal suono dei campanacci: un rintocco sordo e ritmico che accompagna la progressione dei figuranti. Le maschere avanzano indossando pelli di capra e cinture di cuoio che sostengono i bronzi, mentre dalle piazze si leva il fumo dei bracieri comunitari accesi per l'occasione.
A metà inverno, nel periodo che precede la Quaresima, Ulassai ospita il rito de Su Maimulu. La maschera principale appare con il volto coperto da un manufatto in legno o reso scuro dal sughero bruciato, sormontato da ampie corna bovine. La figura procede con passi cadenzati, rievocando l'antico rito propiziatorio volto a richiamare la pioggia e favorire la fertilità dei campi.
La processione si snoda lungo le strade in pendenza, dove i figuranti sono accompagnati da altre maschere della tradizione locale. Il movimento dei partecipanti fa sollevare la polvere dai selciati, mentre le pelli ispide urtano le pareti esterne delle abitazioni. I campanacci, fissati alle spalle con cinghie, producono un frastuono ritmico che segna l'intero percorso della sfilata.
Le radici della celebrazione rimandano a culti legati alla protezione delle greggi. Secondo l'interpretazione antropologica, il rito simboleggia il ciclo vitale attraverso il sacrificio e la rinascita della maschera. Durante la sfilata, i figuranti mantengono un atteggiamento austero, sostenendo il peso dei campanacci che sollecita la muscolatura del collo e delle spalle.
Lungo il percorso, le donne del borgo offrono dolci della tradizione locale e vino rosso, i cui segni restano occasionalmente sulla pavimentazione in pietra della piazza. La rappresentazione culmina in un momento codificato: un figurante si accascia al suolo simulando la morte rituale, cui segue un silenzio collettivo. La successiva rinascita è scandita dal colpo di un bastone sulla terra, segnale che dà inizio a una nuova fase di rintocchi serrati.
Al tramonto, la luce colpisce le pareti calcaree dei Tacchi, mentre le ombre dei figuranti si proiettano sulle facciate delle case. Conclusa la sfilata, l'evento prosegue nel centro del paese attorno ai fuochi. La cenere dei bracieri si disperde nell'ambiente, depositandosi sulle vesti di pelle dei partecipanti. Al calare della sera, il suono dei campanacci si dirada, udibile in lontananza tra i rilievi che circondano l'abitato. L'evento si conclude con il permanere dei focolari accesi, lasciando i segni del passaggio cerimoniale sul terreno calpestato.

