La Sartiglia di Oristano: storia e rituali della giostra equestre
Oristano (OR), Sardegna
A cura di: Stefano Raso | Foto di cogitosergiosum, Public Domain via Wikimedia Commons
Dalla vestizione de Su Componidori alla corsa per la stella, il programma e le tradizioni dell'antico carnevale sardo organizzato dai Gremi.
Lungo via del Duomo la folla si accalca dietro le transenne in attesa del passaggio del corteo. Oristano rievoca la sua antica tradizione equestre tra il percorso di sabbia e i costumi in seta. Le maschere in legno, dai volti androgini e ieratici, nascondono l'identità dei cavalieri conferendo alla loro figura un valore simbolico e sacrale.
Il fulcro della manifestazione è Su Componidori. La sua vestizione avviene su un tavolo di legno, sa mesitta, dove le Massaieddas - donne in costume tradizionale - cuciono gli abiti direttamente sul corpo del cavaliere. Come prescritto dal rituale, una volta che l'uomo assume il ruolo di capocorsa non può più toccare terra fino al termine della giostra. Con l'applicazione della maschera e del cilindro, la figura del cavaliere si trasforma nel protagonista assoluto della comunità, garante del successo della corsa. La cerimonia si ripete l'ultima domenica e l'ultimo martedì di Carnevale, richiamando la solennità degli antichi riti agrari per il raccolto.
Le origini della giostra risalgono al Medioevo, influenzate dalle tradizioni cavalleresche mediterranee. Il rito ha conservato nei secoli il suo nucleo simbolico: la stella di metallo - sospesa a un nastro lungo il percorso - deve essere colpita dai cavalieri lanciati al galoppo. Il braccio si alza e la spada punta verso il centro dell'astro; il numero di stelle infilzate è tradizionalmente considerato un presagio per il raccolto e la prosperità dei campi.
Concluse le corse individuali, la manifestazione si sposta in via Mazzini per le pariglie. In questa fase, gruppi di tre cavalieri corrono affiancati compiendo evoluzioni acrobatiche sopra le selle. Le braccia si intrecciano e gli atleti si sostengono a vicenda mentre i cavalli procedono a velocità sostenuta. È una prova di abilità equestre e coordinazione che chiude la parte agonistica della giornata, prima dei riti di congedo.
Al calare del sole, Su Componidori esegue l'atto conclusivo: la Remada. Il capocorsa si distende sulla groppa del cavallo al galoppo e, impugnando Sa Pippia 'e maju - un doppio mazzo di pervinche e viole mammole - benedice la folla con ampi gesti orizzontali. Al termine di questa prova di equilibrio, il corteo rientra verso la sede del Gremio accompagnato dal suono dei tamburi e dei trombettieri.
Il rito si conclude con la svestizione: al cavaliere viene tolta la maschera, segnando il ritorno alla dimensione quotidiana e il termine del suo ruolo sacro. La giornata si chiude con il rientro dei cavalli e lo scioglimento dei raggruppamenti, completando il ciclo cerimoniale che lega la comunità alle proprie istituzioni storiche.

