Carnevale di Ronciglione: dalle Corse a Vuoto al rito dei Nasi Rossi
Ronciglione (VT), Lazio
A cura di: Stefano Raso | Foto di Stefano Fiaschi, CC BY 2.5 via Wikimedia Commons
Dalla tradizione barocca dei cavalli scossi all'eredità storica del 1799, l'antico rito della Tuscia tra sfilate di gala e maschere tipiche.
I palazzi cinquecenteschi del centro storico delimitano il percorso transennato dove la folla si accalca. Tra i vicoli della Tuscia, i preparativi gastronomici precedono l'evento centrale: il silenzio si rompe solo quando gli zoccoli dei cavalli scossi iniziano a scalpitare sul selciato, pronti per la gara senza fantino.
Il selciato in sanpietrini viene ricoperto di sabbia per permettere il passaggio degli animali in sicurezza. Questa corsa dei barberi, le cui testimonianze risalgono all'epoca farnesiana, mantiene la struttura delle antiche competizioni senza fantino. I cavalli scossi percorrono le vie del centro storico, affrontando le pendenze e le curve del borgo medievale e rinascimentale, mentre il pubblico segue il passaggio dietro le barriere di protezione che delimitano il tracciato fino al traguardo.
Nelle giornate che precedono il Martedì Grasso, il Corso di Gala occupa le vie principali del borgo. La sfilata coinvolge centinaia di figuranti che indossano costumi sartoriali ispirati alle epoche storiche vissute dalla città. Le stoffe, che spaziano dalle sete ai velluti lavorati, sono arricchite da ricami e decorazioni realizzate a mano. Il corteo è accompagnato dalle formazioni bandistiche locali, che segnano il ritmo della sfilata attraverso il centro cittadino.
Il cerimoniale cambia registro con l’ingresso dei Nasi Rossi, la maschera più celebre del Carnevale ronciglionese. Vestiti con lunghi camici bianchi e caratterizzati dal naso di legno scarlatto, i figuranti percorrono la piazza offrendo ai presenti maccheroni conditi con formaggio e pepe, serviti direttamente da pitali in ceramica attraverso grandi forchettoni. Questa tradizione richiama un episodio del 1799 legato all'occupazione francese, quando alcuni soldati furono sorpresi a consumare un pasto in una cantina del borgo. La loro interazione con il pubblico rappresenta la componente più dissacrante e popolare della manifestazione.
Con il calare della luce, il centro storico cambia atmosfera mentre i coriandoli ricoprono il tracciato delle sfilate. I rintocchi del Duomo dei Santi Pietro e Caterina scandiscono il passaggio alla fase serale del Carnevale. L'illuminazione artificiale e l'accensione di torce e bracieri lungo le facciate dei palazzi nobiliari preparano il borgo per gli atti conclusivi della festa, mentre il corteo dei figuranti si avvia al termine del percorso previsto.
La manifestazione si conclude con il rogo di Re Carnevale, un grande pupazzo di cartapesta posizionato al centro della piazza principale. Contestualmente, viene liberata una mongolfiera di carta, nota localmente come Globo, che si innalza sopra i tetti del borgo segnalando la fine ufficiale dei festeggiamenti. Con lo spegnimento delle fiamme e il termine delle ultime esecuzioni musicali delle bande, l'abitato di Ronciglione riprende il suo ritmo ordinario, chiudendo il ciclo dei riti legati all'inverno.

