Il Carnevale di Cento e l'invasione dei giganti di cartapesta
Cento (FE), Emilia-Romagna
A cura di: Stefano Raso | Foto di Umberto Rossi, CC BY-SA 4.0 via Wikimedia Commons
Tra le strette vie del borgo ferrarese l'aria vibra per il frastuono dei motori e la musica martellante. Enormi allegorie di cartapesta sfidano il cielo e la folla in attesa del gettito.
Sotto le arcate dei portici di Cento, la folla si dispone lungo le transenne che delimitano il percorso dei carri. L'attesa del pubblico è scandita dai preparativi tecnici lungo il corso principale, dove lo spazio urbano del borgo ferrarese si stringe attorno al passaggio delle strutture allegoriche. Il rombo dei trattori annuncia l'arrivo dei Giganti. Le imponenti strutture allegoriche raggiungono in altezza i cornicioni degli edifici, transitando a breve distanza dalle facciate storiche che delimitano il percorso nel centro. Il ferro e la cartapesta cigolano mentre i meccanismi idraulici danno vita a volti smisurati e braccia che si protendono verso il pubblico.
La parata si svolge ogni domenica di carnevale per cinque appuntamenti consecutivi e trasforma la città in un palcoscenico a cielo aperto. I carri allegorici appartengono alle storiche associazioni carnevalesche che lavorano per un anno intero dentro enormi capannoni. Ogni figura è il risultato di un sapere artigiano che risale al XVII secolo, quando le cronache locali già registravano feste popolari documentate persino nei dipinti di Gian Francesco Barbieri detto il Guercino. Oggi quel rito antico si è evoluto in una sfida di ingegneria e creatività che non conosce soste.
L'elemento che distingue questo rito da ogni altro è il gettito. Dalle piattaforme elevate dei carri le maschere lanciano verso la folla peluche, palloni colorati e gadget. Le braccia degli spettatori si alzano all'unisono e creano un movimento d'onda che percorre l'intera piazza. Al ritmo dei bassi emessi dagli impianti acustici installati sulle strutture, si unisce il rumore dei palloni lanciati verso la folla e il richiamo del pubblico che si accalca sotto le piattaforme dei carri.
Le maschere a terra danzano frenetiche attorno ai piedi dei Giganti. I costumi sono opere d'arte tessile che brillano sotto la luce radente del pomeriggio invernale. Piume, paillettes e sete riflettono i colori delle scenografie mobili. Ogni gruppo segue una coreografia precisa che racconta una storia sociale, politica o fantastica. Il passaggio dei carri è lento e solenne nonostante l'energia caotica che li circonda. I coriandoli si depositano sulle spalle dei passanti e ricoprono il selciato come un tappeto multicolore.
Il legame con il Carnevale di Rio de Janeiro è una realtà tangibile che si respira nelle atmosfere e nei ritmi. Le delegazioni brasiliane portano un'energia elettrica che si fonde con la tradizione padana. Eppure Cento mantiene la sua anima di borgo fortificato dove il rito serve a rinsaldare l'appartenenza a una comunità. La competizione tra le società carnevalesche è accesa e si conclude con la proclamazione del carro vincitore nell'ultima domenica di festa. La tensione si avverte nei volti dei carristi che osservano con attenzione ogni movimento delle loro creature.
Con il calare del sole, l'accensione dell'illuminazione artificiale modifica la resa cromatica delle figure di cartapesta. L'evento si conclude con il rogo di Tasi, la maschera tradizionale locale, che avviene nella piazza centrale alla presenza del pubblico. Al termine della combustione, lo spegnimento dei motori dei carri segna la conclusione della manifestazione e il progressivo svuotamento delle strade del centro.

