Carnevale di Acireale: il barocco prende vita tra fiori e cartapesta

Acireale (CT), Sicilia


A cura di: Stefano Raso | Foto di Effems, CC BY-SA 4.0, via Wikimedia Commons

Mentre i carri allegorici sfidano i prospetti barocchi di Corso Umberto, l'architettura effimera di fiori e carta trasforma il profilo della città in un teatro meccanico a cielo aperto.

L'aria fredda di febbraio scivola sulle facciate conchigliate delle chiese barocche e si infila nelle trame dei balconi in ferro battuto. In Piazza Duomo il selciato vibra sotto il peso di giganti immobili che attendono il segnale per risvegliarsi. La folla si accalca lungo i margini delle strade, saturando lo spazio tra i basamenti dei palazzi e le transenne del circuito, mentre lo sguardo risale le linee verticali delle guglie barocche. Le prime note di una banda musicale rompono l'attesa. I motori idraulici iniziano a ronzare all'interno degli scafi di cartapesta. Braccia meccaniche si sollevano verso il cielo e simulano gesti di sfida o di benevolenza. I colori esplodono contro il grigio della pietra dell'Etna mentre i carri allegorici avanzano lentamente. Ogni millimetro di carta è lavorato con pazienza millimetrica. Gli artigiani acesi applicano una maestria nella lavorazione della carta a calco consolidatasi a partire dalla fine dell'Ottocento. La festa nasce nel XVI secolo come celebrazione spontanea e caotica. All'epoca il popolo lanciava uova e agrumi contro i nobili. Oggi quella stessa energia si trasforma in satira e meraviglia meccanica.

L'attenzione si sposta verso i carri infiorati. Migliaia di garofani freschi compongono mosaici profumati che ondeggiano a ogni scossa del terreno. Il profumo dei fiori sovrasta per un istante quello dello zucchero filato e delle frittelle. Le corolle sono incastonate una a una su strutture metalliche complesse che creano sfumature cromatiche vive. I carri sfilano ogni anno nel periodo che precede il martedì grasso portando con sé una sapienza antica che mescola botanica e ingegneria. Nessun dettaglio appare lasciato al caso.

Lungo il corso i figuranti danzano in costumi specchiati, rimandando i lampi della festa verso gli spettatori. Il ritmo delle percussioni batte nel petto. La musica avvolge i palazzi e sembra far oscillare persino i mascheroni di pietra che ornano le mensole degli edifici. Le maschere di cartapesta sorridono con espressioni grottesche mentre gli occhi di vetro brillano sotto i riflettori. La tecnica della carta a calco permette di ottenere forme leggerissime ma resistenti, capaci di assumere sembianze umane o mostruose. Dietro ogni opera si nascondono mesi di lavoro nelle botteghe dove la carta di giornale diventa arte attraverso l'uso di acqua e farina.

La sera cala sulla città e trasforma l'atmosfera. I carri diventano vascelli luminosi che navigano in un mare di persone. Le luci si accendono e rivelano profondità nascoste nelle sculture. Il movimento dei meccanismi diventa fluido e quasi ipnotico. La satira politica si mescola alla mitologia greca e alle leggende dell'isola. La folla segue il passaggio dei giganti con il collo teso all'insù. La polvere dei coriandoli si deposita sulle spalle dei presenti come neve colorata. Il freddo della notte non ferma la danza collettiva che prosegue instancabile. Il rito si compie attraverso la trasformazione della materia povera in sogni monumentali. La festa non è solo una parata ma un atto di orgoglio di un'intera comunità che si riconosce in quel caos ordinato. Con il passaggio dell'ultimo carro, il silenzio torna a occupare le strade del centro. Lungo il basolato lavico restano i coriandoli e i petali dei garofani, ultime tracce di una festa che si chiude per lasciare spazio alla quiete quaresimale.