Carnevale di Putignano: i carri allegorici e il rito delle Propaggini
Putignano BA
A cura di: Stefano Raso | Foto di pubblico dominio via Wikimedia Commons
Un rito iniziato nel 1394 tra le botteghe della cartapesta nella Murgia barese: la storia di Farinella e i segreti tecnici dei maestri artigiani della Puglia.
L'argilla è modellata nelle botteghe della Murgia barese per dare forma a un rito che detiene il primato di Carnevale più lungo d’Europa. La manifestazione ha inizio ufficialmente il 26 dicembre e si protrae fino al Martedì Grasso, coinvolgendo il borgo di Putignano in un ciclo di festeggiamenti che attraversa i mesi di gennaio e febbraio tra satira e artigianato. Nei capannoni, i maestri cartapestai lavorano la creta con colpi di spatola, mentre le strutture in ferro e le carrucole vengono predisposte per sostenere il peso dei giganti che sfileranno lungo il corso principale.
L'apertura del ciclo festivo è affidata al rito delle Propaggini. Durante questa ricorrenza, i gruppi di propagginanti portano in città versi satirici in dialetto per mettere alla berlina le autorità e i potenti locali, rievocando l'evento del 1394 quando le reliquie di Santo Stefano furono traslate dall'abbazia di Monopoli a Putignano per proteggerle dalle incursioni costiere. Da oltre sei secoli, la dimensione sacra si intreccia a quella profana: i contadini-poeti si sfidano su palchi allestiti nel centro cittadino, trasformando la memoria contadina in una critica sociale che coinvolge il pubblico nonostante il clima invernale della Murgia.
Con il passare delle settimane le strutture d'acciaio si rivestono di strati di carta di giornale. Il Carnevale di Putignano è un evento che si nutre di satira e allegoria. Quando i carri varcano la soglia delle botteghe, la luce del giorno svela colori vividi e i sistemi meccanici che permettono movimenti complessi. I giganti di carta, alti fino a dodici metri, superano i balconi del centro. Il suono della musica si diffonde lungo il percorso della sfilata coinvolgendo gli spettatori.
Tra la folla, i gruppi mascherati seguono coreografie studiate. Le stoffe dei costumi riflettono il sole invernale, mentre le maschere di cuoio coprono i volti dei partecipanti. Il rito coinvolge i presenti in un lancio di coriandoli che segna l'atmosfera delle strade.
La Farinella, con il suo abito a toppe multicolori e i sonagli, attraversa la piazza. Prende il nome dalla farina tipica di ceci e orzo tostati che un tempo costituiva il pasto povero dei contadini e oggi rappresenta un simbolo culturale che passa attraverso il cibo e lo sberleffo. La figura del giullare incarna l'identità locale, capace di trasformare la scarsità in festa collettiva.
Quando le ombre si allungano e i carri accendono le luci, il rito si avvia alla conclusione. La Campana dei Maccheroni segna il confine tra l'eccesso e la penitenza con 365 rintocchi che risuonano nell'aria della sera. È il momento in cui la comunità consuma gli ultimi pasti grassi prima della Quaresima. Il ciclo si chiude con il rogo del fantoccio che rappresenta il Carnevale, un atto purificatorio che segna la fine delle celebrazioni. Le ceneri si disperdono sulla pavimentazione del centro storico, concludendo ufficialmente il periodo di festa.

