La cavalcata dei magi a Firenze

Firenze (FI), Toscana


A cura di: Stefano Raso

L'incedere solenne dei figuranti annulla i secoli, mentre un fiume di velluti e insegne araldiche attraversa il cuore della città nel segno di un'antica devozione medicea.

Il respiro di Firenze cambia ritmo quando l'aria pungente dell'inverno si riempie del suono dei tamburi e dello squillo delle chiarine. Non è una rievocazione distante, ma un corpo vivo che si snoda tra i palazzi di pietra forte, richiamando un tempo in cui la fede si intrecciava indissolubilmente al prestigio politico e alla magnificenza artistica. Il rito prende forma nel primo pomeriggio, quando il corteo storico della Repubblica Fiorentina si muove per accogliere i tre sapienti venuti dall’Oriente, trasformando le strade che collegano Palazzo Pitti alla testuggine marmorea del Duomo in un palcoscenico di gesti immutati.

Il respiro di Firenze cambia ritmo quando l'aria si riempie del suono dei tamburi e dello squillo delle chiarine. Il rito, che si snoda tra i palazzi di pietra forte, richiama un tempo in cui la fede si intrecciava al prestigio politico e alla magnificenza artistica. Il corteo storico della Repubblica Fiorentina si muove nel primo pomeriggio per accompagnare i tre sapienti venuti dall’Oriente, percorrendo le strade che collegano Palazzo Pitti a Piazza del Duomo in una rappresentazione di gesti codificati.

L’origine della celebrazione affonda le radici nel Quattrocento, legata alla Compagnia dei Magi, una congregazione laicale che vedeva tra i suoi membri i componenti della famiglia Medici. La magnificenza di quelle sfilate serviva a consolidare l’immagine di Firenze come centro del mondo cristiano e umanista, unendo la narrazione evangelica alla celebrazione del potere cittadino. Oggi, quella memoria si riflette nei costumi e nel portamento dei figuranti che ogni anno, il 6 gennaio, ripercorrono il cammino verso il Bambino.

La processione è una successione di quadri cromatici. I partecipanti avanzano con vesti broccate, mentre gli sbandieratori disegnano geometrie nel cielo, facendo schioccare la seta tra le facciate dei palazzi. Al centro del rito vi sono Gaspare, Melchiorre e Baldassarre, avvolti in sete e carichi di doni, simbolo di un’umanità che riconosce il sacro. La folla che osserva il percorso assiste a un’identità che si rinnova nell'attesa dell’incontro finale davanti alla Cattedrale di Santa Maria del Fiore.

Giunto in Piazza del Duomo, il corteo si ferma davanti al sagrato, dove i Re Magi depongono i loro scrigni d’oro, incenso e mirra nel presepe vivente. È un momento di sospensione corale, in cui la narrazione sacra si fonde con la storia civile del capoluogo. La sacra rappresentazione vive della partecipazione della cittadinanza e delle famiglie, che osservano la scena con lo stesso stupore che ha ispirato Benozzo Gozzoli per gli affreschi di Palazzo Medici Riccardi.

Mentre il corteo si scioglie, resta la testimonianza di una città che ha saldato il suo debito con la memoria. Il crepuscolo avvolge le torri e i campanili mentre la Cavalcata dei Magi si conclude, lasciando il segno di una comunità che ritrova le proprie radici nel bagliore di una tradizione secolare.