Parco archeologico di Sepino, un luogo continuamente trasformato
Contrada Altilia 1, SP82, Sepino (CB), Molise
A cura di: Alessandra Romanzi | Foto di Alessandra Romanzi e Andrea Caprarelli
A Sepino il fascino non sta solo nelle rovine romane, ma nel modo in cui ogni epoca ha riutilizzato ciò che trovava, lasciando nuove tracce sullo stesso luogo.
A Sepino la storia non procede per strati ordinati e separati. Si mescola. Il teatro romano, per esempio, non è rimasto soltanto teatro: nei secoli successivi è diventato spazio abitato, con case contadine costruite sulla cavea e ambienti destinati alla vita quotidiana. Intorno compaiono stalle, forni, pozzi e abbeveratoi, segni di un luogo adattato più volte a bisogni diversi.
È questo continuo riuso a rendere Sepino così interessante: la città romana non appare come una scena congelata, ma come una struttura che ha continuato a essere vissuta e trasformata. Anche i dettagli aiutano a percepirlo: un attraversamento rialzato, un portico, un tombino romano, una casa appoggiata ai gradini del teatro.
Il Museo della città e del territorio occupa proprio alcune delle case costruite secoli dopo sulle strutture del teatro. Entrando il passaggio dal monumento alla vita quotidiana diventa ancora più evidente: restano tracce degli ambienti domestici e, accanto, i reperti raccolti nell’area archeologica e nel territorio raccontano una storia molto più lunga, dalla preistoria al Medioevo. Più che osservare rovine, si ha la sensazione di attraversare un luogo che ha continuato a cambiare funzione.




