Pino Loricato del Pollino – sculture di madre natura
Viggianello (PZ), Basilicata
A cura di: Enrico Caracciolo | Foto di Pino Di Tomaso
Nel Parco Nazionale del Pollino la roccia calcarea ospita il Pinus heldreichii, vegetazione d'alta quota con la corazza a piastre.
Sfida i venti gelidi dei Balcani, si aggrappa sui versanti più impervi del Pollino, resiste e danza a due passi dal cielo, ma soprattutto la sua anima argentea continua a vivere dopo la morte quando si spoglia della corazza. È il Pinus heldreichii, noto come Pino loricato. La corteccia dell'albero si frammenta in placche romboidali e trapezie. Questo disegno ricorda le piastre della corazza metallica usata dai legionari romani, detta lorica. Le chiome si modellano sotto l'azione dei venti e delle temperature rigide. L'albero cresce con ritmi lenti e resiste alle gelate prolungate dell'Appennino calabro-lucano. La presenza di resina nel fusto preserva la struttura del legno anche dopo la morte della pianta e i tronchi privi di vita rimangono eretti sulle creste di Serra Dolcedorme, Monte Pollino e Serra del Prete per diversi decenni.
Per osservarli a poca distanza è necessario raggiungere i Piani di Pollino nei pressi dei versanti delle vette principali. Gli esemplari più facilmente raggiungibili sono quelli che si possono ammirare dal belvedere di Malvento, 20 – 30 minuti a piedi dal Piano Ruggio. In questo territorio l'albero rappresenta un relitto della flora glaciale e costituisce l'emblema dell'area protetta. Alberi secolari si integrano con il paesaggio delle vette, offrendo testimonianza della biodiversità vegetale delle montagne meridionali. Sono sculture di madre natura che sembra voglia raccontare storie di resilienza, eroismo, sofferenza di tronchi contorti che esprimono una surreale umanità. Creste, dirupi e valloni del massiccio costituiscono un palcoscenico naturale dove i pini loricati danzano sullo sfondo di stagioni, nebbie, tempeste, notti, albe e tramonti. E disegnano nel cielo sentimenti.



