Meno - la sottrazione come manifesto del gusto
13r Viale Aleardo Aleardi, Firenze (FI), Toscana
A cura di: Enrico Caracciolo | Foto di Enrico Caracciolo
Nel cuore di Firenze, una vineria con cucina che elegge l'essenzialità a filosofia di vita, trasformandosi ogni martedì in un laboratorio di socialità urbana.
Stappare una bottiglia è un gesto antico che racconta una storia. Quando a raccontarla è Massimo Lanini le parole non sono filtrate e la retorica scompare nel tempo di un sorso. "Meno" traduce il proprio nome in una precisa scelta identitaria: eliminare l'artificio e il superfluo per dare centralità assoluta alla materia prima. L’essenzialità, la distruzione di ogni cliché, la relazione umana, l’autentica convivialità e i valori fondanti del ben mangiare e bere riflettono una filosofia della sottrazione che si ritrova intatta sia nei calici che nei piatti. Il menù rifiuta le lunghe liste e le manipolazioni eccessive, concentrandosi su una proposta dinamica che segue il ritmo delle stagioni. Gli ingredienti, scelti da piccoli produttori locali e artigiani del territorio, vengono combinati per esaltare i sapori primari: dalle paste fresche ai piatti di carne e verdure, ogni proposta è nitida, pulita e priva di inutili elaborazioni.
La vineria concepisce sé stessa come qualcosa di più profondo rispetto all’enoteca tradizionale. Massimo ha le idee chiare e nel suo Meno c’è il più di un luogo che aspira a essere una casa collettiva e un piccolo villaggio per contrastare le dinamiche spersonalizzanti della città. Soprattutto di una città che soffre di turismo. L'osteria di quartiere persegue l'obiettivo di riportare la socialità nel cuore di Firenze facendo incontrare gli sconosciuti”. Per questa ragione, il primo martedì sera del mese, nel suo giorno di chiusura, il locale si trasforma in una festa comunitaria dove chiunque può partecipare, portando un piatto, una bottiglia o semplicemente sé stesso. In questa occasione ognuno condivide ciò che ha portato con gli altri, nessuno paga il conto e l'esperienza permette di staccare la spina per stare insieme a una comunità improvvisata nei tavoli condivisi.
La carta dei vini è una celebrazione dell'enologia pulita, con un focus rigoroso su etichette naturali, biologiche e biodinamiche, nate da fermentazioni spontanee e dal lavoro di vignaioli indipendenti: “vini vivi che cambiano nel bicchiere e ti parlano del terreno da cui provengono”. Lontani dagli stereotipi turistici, l'accoglienza apre una porta a chi cerca ancora un po' di socialità e desidera tornare a guardarsi negli occhi di fronte alla purezza di un bicchiere. Se lasciate il telefono sotto la campana al centro del tavolo l’oste vi farà il 10% di sconto. Qui si respira la Toscana, si condividono emozioni. Ultime note. L’oste vi accoglie in un “locale debolgherizzato” e vi aspetta nel suo blog “Sciabolatevi la fava”, un invito a godersi la vita oltre le formalità. Infine un avvertimento sulla lavagna: non si servono amari, distillati, bibite gassate e altri troiai simili.




