Archeologia Arborea: il santuario della biodiversità fruttifera
Città di Castello PG
A cura di: Enrico Caracciolo | Foto di Enrico Caracciolo
Nel cuore dell'Alta Valle del Tevere, una collezione vivente di specie arboree antiche racconta la storia rurale attraverso frutti dimenticati e sapori perduti.
Il New Yorker, senza esagerare, l’ha definita “un’avventura unica al mondo” e così è in realtà la storia di Livio Della Ragione e sua figlia Isabella che hanno raccolto, salvato e riprodotto specialissimi testimoni di biodiversità alimentare. La geniale trovata di Livio, antropologo scomparso all’alba del terzo millennio, è stata quella di riscoprire frutti dimenticati ormai destinati a sicura estinzione. Oggi sua figlia Isabella, agronoma, sta proseguendo questo lavoro nel segno di un’autentica biodiversità. Livio si definiva “archeologo degli orti perduti” e diceva di aver speso una vita per far rinascere ciò che era stato distrutto dall’agricoltura industrializzata. Un sognatore? “Tutt’altro” afferma orgogliosa Isabella passeggiando tra i quasi quattrocento alberi da frutto, alcuni dei quali risalenti al Rinascimento o ancora precedenti. Presso il complesso di San Lorenzo di Lerchi, a Città di Castello, si estende un frutteto che funge da archivio genetico e storico. Qui la terra ospita circa 600 esemplari tra peri, meli, fichi, ciliegi e susini che non trovano spazio nell'agricoltura industriale contemporanea.
Il percorso si snoda tra filari dove ogni pianta possiede una genealogia documentata. Le mele "Muso di bue" o le pere "Briaca" mostrano forme asimmetriche e colori distanti dall'omologazione commerciale. Il suolo mantiene la sua copertura erbosa naturale.
In questo luogo la conservazione non riguarda solo il dato biologico, ma il legame antropologico tra l'uomo e il paesaggio agrario umbro. Le ricerche d’archivio si intrecciano con il recupero fisico delle marze. La struttura della fondazione tutela un patrimonio che rischiava l'estinzione definitiva. Ogni frutto raccolto rappresenta un frammento di cultura materiale salvato dall'oblio. La consistenza delle polpe e la varietà dei profumi restituiscono una complessità sensoriale che caratterizza l'identità rurale del territorio.



