La Melanzana Rossa di Rotonda: il frutto che viaggiò dall'Africa

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A cura di: Enrico Caracciolo | Foto di Enrico Caracciolo

Piccola, tonda e dalle sfumature aranciate, la Melanzana Rossa DOP di Rotonda rappresenta un unicum botanico che racconta la storia migratoria del Pollino.

Nella valle del Mercure, ai piedi del massiccio del Pollino, cresce un ortaggio che inganna l'occhio per la sua somiglianza con un pomodoro. La Melanzana Rossa di Rotonda, appartenente alla specie Solanum aethiopicum, si distingue per la forma sferica e il colore che vira dal verde all'arancio intenso, fino al rosso lucido con sfumature verdastre. In questo luogo la coltivazione risale ai primi del Novecento quando i reduci della guerra in Etiopia portarono i semi in Basilicata. L'adattamento al microclima locale ha trasformato una varietà africana in un prodotto DOP dal carattere distintivo. La polpa è carnosa e non annerisce dopo il taglio, mantenendo una consistenza soda che resiste alla lavorazione.

La tradizione si esprime nel rito dell'essiccazione: i frutti vengono infilzati con ago e filo per creare le "nzerte", lunghe ghirlande appese sotto i cornicioni delle case per la conservazione invernale. Al palato la melanzana rivela una nota piccante e un retrogusto amarognolo più marcato rispetto alla varietà comune. Il profumo ricorda quello del ficodindia, un dettaglio che ne svela l'origine esotica integrata nel paesaggio lucano. La tecnica di coltivazione, rimasta pressoché invariata, prevede la raccolta manuale tra luglio e ottobre. Ogni frutto pesa mediamente tra i 50 e i 200 grammi e racchiude una concentrazione di acido clorogenico superiore alle altre varietà. La Melanzana Rossa non è solo un ortaggio, ma un reperto di storia sociale che ha permesso alle famiglie locali di sopravvivere ai periodi di carestia grazie alla sua straordinaria capacità di conservarsi sott'olio.