Parco della Giara: l’altopiano dei cavalli selvaggi e degli alberi bandiera

35 SP5.22 Tuili


A cura di: Enrico Caracciolo | Foto di Enrico Caracciolo

Tra la Marmilla e il Sarcidano un immenso tavolato basaltico sospeso a seicento metri di quota protegge un ecosistema primordiale dove l’acqua e il vento dipingono il paesaggio.

La Giara è un altopiano di origine vulcanica ma soprattutto un luogo dell’anima. La lava esplosa circa due milioni e mezzo di anni or sono solidificandosi divenne un durissimo blocco di basalto resistente all’erosione degli elementi atmosferici. La cornice di terra calcarea è stata invece spazzata via e ora Sa Jara rimane un grande altopiano di oltre 4500 ettari, lungo 12 km e largo 4 km, che si eleva fino a 600 metri sul livello del mare abbracciata dai comuni di Tuili, Setzu, Genoni e Gesturi. Nel cuore di Sa Jara si vive in una sorta di magica sospensione: le strade, i paesi, gli uomini sono laggiù e non si vedono; sull’antico vulcano sembra di vivere a metà strada tra terra e cielo, l’orizzonte non finisce mai e si ha l’impressione che Sa Jara potrebbe essere grande come un altopiano africano. Quassù il Mediterraneo assume le sembianze dell’Africa perché i ritmi del tempo sono segnati da albe e tramonti, l’uomo è un ospite dall’epoca nuragica e le capanne di pastori sono una delle poche tracce.



 La vita e il movimento seguono lo spirito libero degli ultimi cavallini selvatici del nostro continente (insieme i pony di Dülmen in Germania e i cavalli selvaggi dell'Aveto in Liguria), l’acqua è impermanente come testimoniano i paulis, grandi laghi in primavera, spazi vuoti in epoca di siccità. L’acqua è fonte di vita e uno degli spettacoli più belli cui si può assistere sono le fioriture primaverili di ranuncoli, narcisi e orchidee selvatiche. Ovunque si allungano orizzontalmente gli alberi bandiera, le querce da sughero che non riescono a crescere verso l’alto perché quassù il maestrale non vuole ostacoli e deve essere libero, proprio come i Cavallini della Giara (Equus cabalus jarae) dagli occhi a mandorla, dalla piccola stazza (1 metro e 20 al garrese) e dalla folta criniera che popolano l’altopiano. Sono i quaddeddus, simbolo di questa terra a metà strada tra terra e cielo, vivono allo stato brado, nell’indipendenza più assoluta. Le tracce dell’uomo sono solo piccoli sentieri, muretti a secco e antiche capanne su masoni.  Le essenze mediterranee arricchiscono questo luogo di suggestioni che invitano ad escursioni prolungate. Tra gli endemismi si segnala la Morisia monantha, erba che cresce tra asfodeli e euforbie e un crostaceo vivente di 200 milioni di anni, il Lepidurus. L’altopiano è il luogo ideale per tanto semplici quanto belle escursioni; se si escludono le strade sterrate che attraversano la Giara è complicato orientarsi sui sentieri che penetrano nel cuore di questa oasi di pace. Si consiglia perciò di affidarsi a una guida specializzata ed esperta.