Il Ponte di Veja e il respiro di pietra della Lessinia

Sant'Anna d'Alfaedo VR


A cura di: Stefano Raso | Foto di Ugo Franchini, CC BY-SA 3.0 via Wikimedia Commons

L'arcata naturale di roccia domina il fondo del vajo tra boschi di faggi e la traccia dei processi erosivi che hanno modellato la montagna.

L'umidità risale dal fondo della vallata e si deposita sulle pareti di calcare grigio. Nel cuore della Lessinia, la roccia si articola in un’arcata ciclopica che collega i due versanti del burrone. Il Ponte di Veja si rivela come una struttura minerale dove il tempo geologico si manifesta nello sgocciolio che interessa le stalattiti esterne. L’aria nel complesso ipogeo mantiene temperature inferiori rispetto all'esterno anche durante la stagione estiva. Il sentiero scende tra le radici dei faggi fino a raggiungere la base della voragine, dove la luce incontra i massi di crollo e le colonie di felci.

L’attuale configurazione è il residuo di un antico sistema carsico: il crollo della volta di una galleria ha lasciato intatto solo l'architrave naturale. Queste forme aspre e voluminose sono state identificate dalla critica d'arte come possibile riferimento iconografico per i paesaggi rocciosi dipinti da Andrea Mantegna nella Camera degli Sposi a Mantova.

L’erosione prosegue nel fondo del vajo attraverso il torrente che attraversa le cavità sottostanti. Nelle grotte laterali, le pareti conservano le tracce di una frequentazione umana che risale al Paleolitico medio e superiore, epoche in cui il sito era un centro di estrazione e lavorazione della selce. La verticalità del luogo e l'ampiezza del vuoto definiscono questa nicchia ecologica, dove la vegetazione si ancora nelle fessure della pietra calcarea. Il sito si chiude in un anfiteatro naturale che scherma l'ambiente circostante, separando il fondo della vallata dal resto del paesaggio prealpino.