Baita La Gallinola: il rifugio di pietra e legno sul Matese
SP106 San Polo Matese
A cura di: Claudia Orsino • Consigliato da: Love Matese
Tra le cime innevate o i pascoli verdi il profumo della brace accoglie i viaggiatori in un luogo dove la cucina incontra il cuore selvaggio della montagna.
L'aria dei 1600 metri pizzica le guance. Il silenzio della faggeta avvolge il rifugio di pietra e legno che pare emergere dalla terra stessa come un elemento naturale. Una breve scalinata conduce all'ingresso mentre il fumo dei comignoli disegna spirali grigie contro il cielo nitido del Matese. Oltre la soglia il calore improvviso scioglie la tensione delle spalle e il profumo di resina si mescola a quello intenso della carne che sfrigola sulla brace. Le travi a vista sorreggono il soffitto basso e accogliente della sala principale. La luce ambrata filtra dalle finestre e illumina i tavoli in legno massiccio dove i calici di Tintilia riflettono le fiamme del grande camino centrale. Non c'è fretta tra queste pareti. Il crepitio del fuoco accompagna il rituale del caciocavallo impiccato che cola lento e denso sul pane abbrustolito. I sapori raccontano il territorio: la polenta ruvida trattiene il sugo ricco di spuntature e i funghi porcini portano nel piatto l'umidità aromatica del sottobosco circostante. All'esterno la terrazza domina la vallata e offre uno sguardo ampio sulle cime che uniscono il Molise e la Campania. Il vento muove appena le fronde degli alberi secolari mentre il sole scalda le pietre chiare della facciata. Questo spazio rappresenta un approdo sicuro per chi cerca ristoro dopo una discesa sugli sci o un lungo cammino estivo tra i sentieri d'alta quota.
Il piazzale antistante funge da campo base per chi non si accontenta della contemplazione e cerca il contatto diretto con la natura selvaggia del Matese. Lo scenario muta con le stagioni e con i mezzi scelti per esplorarlo. In inverno i cingoli delle motoslitte incidono il manto bianco e rompono il silenzio ovattato per raggiungere radure inaccessibili, mentre il ritmo cadenzato delle ciaspole permette di ascoltare il respiro del bosco passo dopo passo, affondando nella neve fresca. Quando il ghiaccio lascia spazio alla terra nuda, sono le ruote tassellate dei quad a mordere il fango e le pietre carsiche in risalita verso le creste ventose. Per chi cerca un approccio più fluido, le e-bike scivolano agili sui sentieri che penetrano il sottobosco, trasformando il dislivello in una sfida silenziosa tra le ombre lunghe degli alberi. La montagna in questo punto preciso non è solo scenario ma sostanza viva che riempie gli occhi e il palato.



