Giorgio Pecchioni – alabastro sonoro
Via Annibale Cinci 22 Volterra (PI), Toscana
A cura di: Enrico Caracciolo | Foto di Enrico Caracciolo
Dalle sculture tradizionali agli strumenti per Ian Anderson e Sting, il maestro artigiano trasforma la pietra di Volterra in strumenti musicali.
L’anima di Volterra è bianca di una bellezza soprannaturale, quasi trasparente. Bianco è l’alabastro, pietra morbida scavata, lavorata, modellata, lucidata dalle mani di intere famiglie volterrane. Dalle urne cinerarie etrusche alle sculture di artigiani e artisti di oggi l’alabastro costituisce l’alfabeto di pietra attraverso il quale comunicano e si esprimono idee, mani, sensibilità volterrane. È nelle botteghe che si nascondono sogni, delusioni, speranze, successi, difficoltà, quotidianità, amori e odi. Le mani volterrane raccontano storie bellissime, troppo belle per le parole. Proprio come accade nel regno bianco di Giorgio Pecchioni, il genio che non ti aspetti. La semplicità di un operaio e il genio di un artista che respirano nella stessa persona. Lui con l’alabastro fa anche strumenti musicali.
Bello, penserà qualcuno. In realtà magico se si tratta di un rullante per Tullio De Piscopo e un flauto per Ian Anderson. Anche Franco Battiato aveva un flauto in alabastro costruito da Giorgio, così come Sting. “Da Bach ai Jetro Tull” è il titolo di un concerto di Ian Anderson e Andrea Griminelli (2004) che ben sintetizza gli orizzonti musicali che si possono raggiungere con l’alabastro, ovviamente grazie alle mani e la sensibilità di Giorgio.



