Chiesa di Sant’Elena
7 Rio Nero Nova Ponente BZ
Consigliato da: Paolo Simoncelli
Nova Ponente, la piccola Cappella Sistina
Una breve passeggiata lungo una bucolica stradina porta da Nova Ponente al cucuzzolo dove appare la millenaria chiesa di Sant’Elena. Usciti dal paese prendete per via Rio Nero e arrivate alla meta in un paio di chilometri. Molto meglio percorrerla a piedi. Incontrerete lungo il cammino masi, pascoli, fienili, una segheria, probabilmente, poco prima di arrivare, qualche cavallo avelignese ai piedi di altissimi abeti. La chiesa appare su una collinetta già in lontananza, con l’alto, tozzo campanile romanico accanto alla locanda Kreuzhof. Appartato, silenzioso, nei secoli andati il luogo era un importante crocevia per il commercio di legname. Brulicanti miniere metallifere ribollivano nei dintorni tanto che, racconta una leggenda, il tempio sarebbe stato costruito su una vena argentifera. È in questa chiesa rurale, accolti sulla parete esterna da un gigantesco San Cristoforo nell’atto di guadare il fiume col Bambino in spalla, che si conserva quasi intatta la decorazione risalente ai primi due decenni del ‘400. Il meraviglioso ciclo di affreschi è attribuito alla scuola di Bolzano, il cui capostipite, Hans Stockinger, pittore tedesco di Ulm, fu attivo per lunghi anni in Alto Adige. Il risultato è una fusione tra la tradizione pittorica d’oltralpe e quella del nord Italia, veronese in particolare. Rimanda agli affreschi realizzati dallo stesso Stockinger nella parrocchiale di Terlano. All’interno della chiesa appaiono decine di figure ieratiche: una foresta di occhi osserva dalle pareti, dalle volte, dall’abside. Nella calotta absidale appare un Cristo pantocratore con la mano benedicente, circondato dai simboli degli Apostoli. La figura ha una particolarità: mostra le stimmate e il costato ferito. Non è un Pantocratore impassibile e severo ma una figura che riflette la devozione francescana. “Il pittore”, spiega lo storico dell’arte meranese Leo Andergassen “non esplora più la maestà di Cristo ma la sua sofferenza”.

