Castello di Sambuca
Sambuca Pistoiese PT
Consigliato da: Paolo Simoncelli
Castello di Sambuca Pistoiese, la pace e il cimitero
L’antico selciato di via Francesca della Sambuca, “diverticolo” della via Francigena, parte da Bologna e arriva a Pistoia. È un saliscendi tra boschi e borghetti, uno di questi, Castello di Sambuca Pistoiese, se ne sta solitario tra terra e cielo. Pochissimi anime, sette residenti, aria cristallina sopra un tappeto di boschi e, sopra ogni cosa, quel che resta del vetusto castello. È tra i ruderi che vaga il fantasma della bella Selvaggia, l’inquilino più inafferrabile del borgo. D’estate la popolazione aumenta un po’perché arrivano i non residenti. Arrivano anche i visitatori. Non riescono quasi mai a parcheggiare perché nello slargo alla fine della stradina che in tre chilometri arriva al borghetto, ci sarà spazio per quattro, cinque auto. “Che posto è questo?”, dicono. “Che meraviglia!”. Chi abita qui se ne sta davanti alla propria casa da gnomi, tra fiori e insetti, in pace col mondo, sospeso nello spazio e nel tempo. Leggono un libro insieme al campanile della Pieve di San Cristoforo e Jacopo, sonnecchiano, uno fuma il sigaro, un altro mangia quel che s’è portato dietro. Si perché in quella che si può definire piazzetta di paese, ci sono solo le usurate insegne di due botteghe che non esistono più, la macelleria e la mescita del vino con drogheria. Segni di vita ibernata proprio come poco più in alto ci sono segni di morte, cioè il cimitero. Direste che i corpi sepolti qui lo sono da tempo, decenni, forse secoli. E invece.“Il legame della gente delle valli del Limentra con questo minuscolo insediamento, spiega un abitante, “è fortissimo”. Ogni tanto qualcuno chiede di concludere qui la sua esistenza. Volete mettere? Una bara che guarda panorami sconfinati, all’ombra del castello. Non esistono strade che arrivano al camposanto. Così il carro funebre si ferma al parcheggino e poi bisogna trasportare la bara a braccia. Non facile, soprattutto durante i rigori invernali. Il paradiso in terra bisogna saperselo conquistare.

