Eremo Sant’Ilarione
San Nicola Caulonia RC
Consigliato da: Paolo Simoncelli
Eremo di Sant’Ilarione, l’eremita e la cetra
Quando Frédéric Vermorel arrivò a Sant’Ilarione, il monastero languiva nel degrado. C’erano tetti sfondi, travi cadenti, guano di pipistrelli alle caviglie. L’eremita francese dovette rimboccarsi le maniche per riportare a nuova vita il luogo di romitaggio innalzato nel VI sec, più verosimilmente in epoca medievale, sullo sperone roccioso lungo la fiumara dell’Allaro. L’ultimo monaco se ne andò nel ‘52, dopo l’alluvione della Locride. Gli subentrò la famiglia di contadini che abitò qui per vent’anni. Subito dopo, a parte il restauro degli anni ‘90 dei devoti di Caulonia, legatissimi al loro santo protettore arrivato in Sicilia dalla Palestina nel III sec, scese l’oblio. È in questo luogo primordiale che Frédéric vive da una ventina d’anni, in solitudine, tra preghiera e umiltà francescana, accompagnando i salmi al suono della cetra. Una volta, sotto il pavimento della chiesa, ha riesumato con un archeologo gli scheletri degli eremiti trapassati. Alcuni resti potrebbero appartenere al beato Pietro Calafiore, morto nel 1732 in odore di santità. Era tanto venerato che il cadavere fu sottoposto a salassi e il sangue, “rubicondo, vivo, fluidissimo”, raccolto in ampolle di vetro. Di sera Frédéric contempla lo spettacolo del firmamento pieno di stelle. Di giorno raccoglie pomodori e zucchine nell’orto. Vive delle offerte di chi arriva. Sono tutti i benvenuti, soprattutto chi vuole condividere momenti di preghiera e ricerca interiore. Per un’ora, un giorno, per il tempo che vorrà. Per le anime alla ricerca di Dio ci sono le spartane celle al secondo piano del monastero, ognuna dedicata a un santo, con le antiche scritte sopra le porte. Quella di S.Teresa dice così. “Ama la carità se ami Dio, ch’un di sul cielo salirai glorioso”.

