Chiapporato

Chiapporato Camugnano BO


Consigliato da: Paolo Simoncelli

Chiapporato, Vilma e Zelia

Il cimiterino di metà ‘800 sta nel posto più adatto, il borgo fantasma di Chiapporato. Pochissime lapidi e un solo nome, anzi un cognome, Marchetti, la famiglia che ha abitato qui fino all’ultimo. Erano una decina tra zii, babbo, fratelli, eccetera, due dei quali morirono durante una tempesta di neve che li sorprese nel bosco. Negli anni a seguire ne morirono altri finché a Chiapporato, millenario borghetto nella natura dell’Appennino bolognese, un tempo abitato da pastori, boscaioli e carbonai, restarono solo Zelia e la figlia Vilma. Allevavano galline, pecore e conigli le due ultime discendenti di una famiglia di pastori. Vivevano senza luce. L’acqua l’andavano a prendere a un fonte. Vita dura. Quando qualcuno arrivava e domandava il perché di questa scelta estrema, Vilma li guardava torva: “Ognuno ha i suoi problemi”. A proposito di luce, nel 2004 il sindaco di Camugnano portò un po’ di sollievo alle due donne. Montati i piloni che si vedono lungo lo sterrato per il paese, arrivò la luce a Chiapporato. Abituate alle candele, alle stelle, al massimo alla luna piena, Zelia e Vilma rimasero quasi accecate. Gli operai dovettero tornare. E dopo un po’ di aggiustamenti, la luce fu dimezzata. Queste e altre storie le racconta Salvatore, la guida escursionistica di Appennino Slow che da anni se ne va per l’Appennino. Un giorno mentre scendeva sulle due ruote lungo uno sterrato, oramai certo di essersi perso, si ritrovò davanti una donna con uno strano vestito a fiori e una brocca in testa. “Pensai di essere entrato nel set di un film di Tornatore”, racconta Salvatore. E invece era Vilma di ritorno dalla fonte, dove era andata come tutti i giorni a fare acqua. Succedeva pochi anni fa. Ora non più. Dopo la morte della madre infatti, Vilma vive dal 2014 a Castiglione dei Pepoli. Un altro mondo. Pieno di rumori, di luci. È triste, scontrosa. Si sente più sola qui che a Chiapporato. È morta anche lei.