Museo del carretto siciliano
120 Via Vittorio Emanuele Aci Sant'Antonio CT
4465 km
Quando l’Ape era un lusso
Se c’è un oggetto che evoca la storia, l’anima, del popolo siciliano, questo è il carretto siciliano. Coi colori brillanti che si portava dietro, faceva un bel contrasto quando andava per le trazzere. Lo usavano per andare al lavoro o per uscire dai confini della misera vita di un tempo. Chi aveva un carretto possedeva qualcosa di importante. Non c’era nulla allora. “Non tutti, a metà ‘900, potevano si permettere il lusso di un’Ape”. Sui legni dei carretti siciliani i decoratori raffiguravano scene di vita popolare, la religione, la storia dell’isola, gesta epiche, scene mitologiche. Ognuno era un pezzo unico, irripetibile. Brillavano al sole le gesta di Orlando e Rinaldo, Garibaldi, Cristoforo Colombo, opere liriche di Verdi e Puccini e, soprattutto, dato che viaggiavano per infidi sentieri, i carretti avevano bene in rilievo l’immagine di San Giorgio. Era una sorta di protezione, di figura apotropaica contro le imboscate dei briganti e ogni sorta di sventura potesse capitare durante il viaggio. L’estinzione ne ha decretato la morte fisica, non certo spirituale. Idealmente, il carretto continua a vagare sulle cicatrici sicule. Per preservarne la memoria, è nato una decina di anni fa, ad Aci Castello, la “Maranello dei carretti siciliani”, il museo a loro dedicato. In un vecchio casale sono esposti una decina di carretti, da quelli di fine ottocento, i colori quasi non si vedono più, al carretto pittato da Domenico Di Mauro. Il museo è anche il laboratorio di Salvatore Nicolosi, l’artista che ha appreso l’arte da Domenico. “È l’unico luogo”, racconta, “in cui i visitatori apprendono in diretta come nasce un carretto siciliano. Io sono sempre qui”.

