Casa Leopardi
14 Via Leopardi Recanati MC
Consigliato da: Paolo Simoncelli
Casa Leopardi, la ricerca della felicità
Dal 1200 i Leopardi abitano la casa che fu di Giacomo. Inebriante sensazione salire lo scenografico scalone, entrare nelle stanze abitate dal poeta, ripercorrere i suoi passi. Prima o poi si arriva alla finestra sulla piazzetta del Sabato del Villaggio da cui il recanatese vedeva l’ancor più famosa finestra del palazzo di fronte. Era da qui che s’affacciava Teresa Fattorini, la figlia del cocchiere, l’amata Silvia di uno dei più commoventi canti leopardiani. Per il resto i compagni di gioventù di Giacomo erano le “alcove letterarie” che s’allungano nell’interminabile corridoio, soprattutto la sterminata biblioteca da ventidue mila volumi. Nei sette anni di studio “matto e disperatissimo”, Leopardi ne consultò dodicimila. Ci sono anche l’albero geologico di famiglia, lo studio del padre Monaldo, il passaporto richiesto a 21 anni perché per recarsi a Milano avrebbe dovuto passare il confine dello Stato Pontificio. Ci sono soprattutto la Sala dei Manoscritti, i Libri Proibiti messi al bando dallo stesso Stato Pontificio perché “turbavano la morale dei giovani”, la seicentesca Bibbia Poliglotta dove Giacomo, per comparazione, attraverso il latino che conosceva alla perfezione, imparò il greco e l’ebraico. Chi riesce a immaginare la fatica titanica, gli anni trascorsi chino su queste pagine, a consumare la vista e l’ardore della vita? Eppure era un giocherellone. Si divertiva a raccontare storielle ai fratelli, di sera, tutti insieme seduti sul letto. Faceva disegni, caricature. A corredo di un madrigale, protetto da una teca, c’è lo schizzo di un uccello, forse un fringuello. Ci sapeva fare Giacomo, anche come caricaturista. Più di tutto però, dalle stanze, dai libri, da ogni cosa, esce una sorta di malinconia. Il tormento che divorava il poeta è sempre aggrappato alle mura della casa, tuttora tangibile: la voglia di essere felice.

