Museo Beniamino Gigli

24 Via Cavour Recanati MC


Consigliato da: Paolo Simoncelli

Museo Gigli, zio Beniamino

A Recanati l’infinito non è solo nella poesia. S’annida nella musica di un altro immortale figlio, Beniamino Gigli. I lavori di ristrutturazione hanno modificato lo spirito del museo dedicato al tenore. Sono state abbattute le barriere architettoniche-cognitive-sensoriali. Adesso la “casa” del maestro, la sala dei Trenta del Teatro Persiani, è un luogo dell’anima accessibile a tutti. I non vedenti possono muoversi in autonomia seguendo la segnaletica tattile-plantare. A rendere più coinvolgente la visita, lievitano le arie d’opera del tenore. Timbro unico, di naturalissima armonia, tra le più belle voci del Novecento. Il tenore Fabio Armiliato intervenuto all’inaugurazione del nuovo museo, ha definito Gigli la “macchina da suoni” in grado di riprodurre qualunque melodia. Il visitatore sprofonda nella vita e carriera del maestro anche attraverso moderne postazioni video, installazioni musicali e cinematografiche. Non si può non versare una lacrima osservando le foto, i cimeli del tenore, i costumi di scena, il sassofono donato alla banda di Recanati, la foto con dedica di Toscanini, la Proclamazione del Beniamino Gigli Day nel ’97, al Metropolitan di New York, il set di trucchi, il portaritratti da viaggio. Mai, nemmeno all’apice della fama, il maestro dimenticò le umilissime origini. Non si contano le donazioni e le opere di solidarietà. Tra i tanti ricordi una foto lo ritrae mentre gioca a bocce con gli amici. E infatti, in un angolo, sono esposte proprio le sue bocce. Gli anziani raccontano che una volta vedendo un mendicante, il tenore osannato in tutto il mondo prese a cantare a squarciagola a piazza Leopardi. I decibel fecero tremare la statua di Leopardi. Alla fine della cantatina zio Beniamino allungò il cappello tra gli spettatori. Raccolto il gruzzolo, lo consegnò al questuante. “Un giorno”, disse,“la mia voce tacerà per sempre. Cosa resterà di me se non lasciassi un segno della mia umanità”?