Fondazione Mimmo Rotella
7 Vico delle Onde Catanzaro
Consigliato da: Paolo Simoncelli
Casa della Memoria, Mimmo Rotella
Mimmo è nato in una casetta del centro storico. Del suo mondo resta poco e così, l’atelier della madre-modista, Teresa Curcio, morta centenaria, dove un tempo una decina di sartine creava cappelli d’alta moda, siamo nel quartiere della Giudecca, è diventata la Casa della Memoria. Il luogo racconta vita e opere dell’artista sospeso tra Pop Art e Nouveau Rèalisme, il pioniere del décollage, l’arte di sottrarre elementi. Del maestro sono esposte diverse opere, foto, frammenti di vita familiare, pannelli didascalici. Ci sono anche alcuni cappelli della modisteria e una sezione bibliografica coi libri dedicati a Rotella. “All’iniziale approccio geometrico astratto”, spiega Maria Elena Zagari, responsabile della Fondazione Rotella, “è seguita una crisi creativa”. Mimmo non riusciva a immaginare più nulla. Poi l’illuminazione. Vedendo i manifesti a Cinecittà ideò la tecnica del décollage. Li strappava dai muri, li incollava sovrapponendo manifesto su manifesto, poi praticava strappi, facendo riemergere le immagini. I primi esperimenti del ‘54 mostrano manifesti dal grande effetto cromatico, senza figure, poi Mimmo arrivò a mostrare anche queste. Adottò anche la “sovrapittura”, cioè interveniva sull’opera con grossi pennelli. Alla fine della visita Elena preme un pulsante e parte la voce registrata dell’artista, gutturale, sciamanica. Sembra arrivare dall’aldilà. Echeggiano sillabe, suoni gutturali, asinini, fischi, vocalizzi lunghi, brevi, sincopati. È la poesia epistaltica inventata dal catanzarese, fortemente performativa, fatta di parole inventate, di suoni onomatopeici.

