Casa Museo Albino Pierro
Tursi MT
Consigliato da: Paolo Simoncelli
Albino Pierro, il poeta della Ravatène
La casa natale di Albino Pierro, Nobel sfuggito per faccende complicate da raccontare, sta in un paese in bilico su forre, scoscendimenti e jaramme, i burroni. Per trovarla bisogna salire vicoli e stradine, all’ombra di case strette l’una all’altra, aggrappate alla cresta dei costoni. È dalla terrazza di casa che il poeta contemplava il paesaggio. Ne traeva ispirazione, malinconica. La madre volò in cielo quando aveva pochi mesi. Le ha dedicato una poesia, A Ravatène, che poi è anche una dichiarazione d’amore al paese natio. “Voglio bene alla Rabatana, perché c’è morta la mamma mia: la portarono bianca sopra la sedia con me nelle fasce…”. Le poesie di Albino vanno lette in dialetto tursitano, la lingua musicale che salvò dall’oblio. “Pierro”, racconta Francesco Ottomano, direttore della casa museo e del Parco Letterario Albino Piero, “iniziò a scrivere poesie in lingua locale all’improvviso”. C’è la data precisa: “Il 23 settembre 1959”, appuntava il poeta, “a Roma, di ritorno dalla Lucania, avvertii il bisogno di esprimermi in tursitano. Ero partito dal paese prima del previsto e la partenza aveva generato in me il senso angoscioso del distacco.” Lo studio romano del poeta è stato ricostruito qui, nella casa dei genitori. Ci sono gli occhiali, la lente d’ingrandimento, tagliacarte, sigaro, posacenere, lettere autografe, la macchina da scrivere, foto di famiglia, la sterminata biblioteca. In realtà, alla Rabatana, Albino è ovunque. Le 14 targhe in terracotta con le sue poesie appaiono nei luoghi che l’hanno ispirato. Stanno sulle case, ai crocicchi delle strade, sui pali segnaletici. “Viaggio iniziatico nell’anima del poeta”, dice Francesco. Quella all’entrata della casa, è il testamento spirituale. “Uèra turnè cchi ssèmpre addù ci scùrrete, come nd’i ddrùpe ll’acque,‘vita méje”. “Vorrei tornare per sempre dove ci scorre, come fra i dirupi l’acqua, la vita mia”.

