Museo Civico Archeologico e Pinacoteca "Edilberto Rosa"
10 Piazza Augusto Vera Amelia TR
Consigliato da: Paolo Simoncelli
La statua di Germanico
Giulio Cesare Germanico non è morto. La meravigliosa statua bronzea che lo raffigura, alta due metri, portata alla luce nel ‘63 non lontano da Porta Romana, troneggia più viva che mai al museo archeologico. Sguardo puntato in avanti, gamba sinistra a riposo, gamba destra saldamente appoggiata a terra. La figura è avvolta in una sorta di calma olimpica, in sintonia col codice di Policleto che regola armonia e bellezza. È rilassata, tranquilla, apparentemente lontana da ogni tentazione. Realizzata in cera persa intorno al I sec. a.C, la statua se ne sta tutta sola, aulica, teatrale. Sembra di vederlo il valoroso condottiero, figlio adottivo di Tiberio, mentre sta per ricevere gli onori del trionfo. Tunica al ginocchio, lancia rivolta in basso a testimoniare la vittoria conquistata, mantello al braccio sinistro, il militare destinato a diventare imperatore, ucciso il 10 ottobre del 19 a.C, a 34 anni, è immortalato col mito di Achille e Troilo in rilievo sulla corazza, presagio del tragico destino. Lo sguardo fissa l’orizzonte e il braccio destro è proteso in avanti, come nell’imminenza di parlare alle truppe, cristallizzato nell’adlocutio, il discorso che consoli e generali tenevano agli eserciti schierati. E cosa sta per dire l’imperator, nel sacrale silenzio, se non che con la vittoria avevano anche loro, i soldati, conquistato l’immortalità? Difficile dire da quale strada o piazza la statua di Germanico vegliasse sulla città, forse dal campus dove i giovani amerini tempravano corpo e spirito. Sono certi solo luogo e data del ritrovamento della statua: 3 agosto 1963, durante lavori di sbancamento del terreno per la costruzione di un mulino, non lontano da Porta Romana.

