Mura poligonali
Amelia TR
Consigliato da: Paolo Simoncelli
Le mura dei Ciclopi
Chi arriva ad Amelia si ritrova al cospetto di una formidabile cinta muraria. La protegge ancora, dopo tanto tempo, da improbabili assedi. Chi invece arriva al tramonto, vede le antichissime pietre assumere una dorata, irreale tonalità. È tale la suggestione che dopo più di duemila anni, l’aura di Germanico si staglia netta tra i chiaroscuri. Lo stato di conservazione delle mura ciclopiche è straordinario. Innalzate in epoca pre-romana, tra il VII e il VI sec. a.C, successivamente rinforzate e restaurate in epoca romana-medievale, la spettacolare struttura in opera poligonale cinge la città per quasi due chilometri. S’allunga per 800 metri da un lato all’altro di Porta Romana. Sul lato nord est invece, fa breccia nelle mura uno degli antichissimi accessi alla città, la Porta del Sole. Lungo il sentiero che sale e scende nel verde, si cammina all’ombra delle monumentali pietre calcaree, pesanti tonnellate, incastrate a secco l’una sull’altra, senza materiale cementante, grazie alla sola forza della gravità. I viaggiatori del ‘700 dicevano che il formidabile manufatto era opera dei Pelasgi. Alcune pietre sono gigantesche. A una quarantina di metri da Porta Romana ce n’è una dai quattordici angoli. Riporta all’antica civiltà Inca. Nulla di meglio del commento di Edward Dodwell. Il pittore e viaggiatore irlandese, passato da queste parti a inizio ‘800, raccontò la magnificenza delle mura pelasgiche di Ameria all’archeologo Louis Francois Petit-Radel. “La più bella opera di scalpello che io abbia visto tra l’Italia e la Grecia”. Misteri e leggende sulle monumentali mura fioccano. Chi se non i Ciclopi possono averle innalzate? E come sono allineate? Orientate verso i pianeti, verso le costellazioni? Faccende complicate. Bisogna scomodare l’archeoastronomia.

