Quando Teresa Pirrone, ballerina e futura sposa, chiese a Franca D’Aria di confezionare per lei l’abito delle nozze, la sarta di Grassano sfoderò un coup de théâtre: un pellicciotto di piume di struzzo sopra un abito di seta impreziosito da pizzi e lustrini di Swarovski. Non si era mai vista una cosa simile a Grassano. Fino a quel giorno le spose erano entrate in chiesa agghindate in modo classico, fino a quando la creatività di Franca D’Aria, anima e cuore della bottega in via Meridionale 83, aveva iniziato la “rivoluzione delle forbici” L’abito di Franca, autodidatta per vocazione che da piccola si divertiva a vestire bambole e bamboline, fece faville. Armonioso, allegro, pieno di vita. Piaceva a tutti. Oggi il negozio-atelier di Franca, è un punto di riferimento per future spose e mamme al seguito. Ma non finisce qui. All’entrata, in un trionfo di colori, c’è la rivendita di tessuti e un manichino vestito col costume antico della Pacchiana, che le donne dell’aristocrazia e del ceto medio usavano anche per il matrimonio. Sul retro invece il laboratorio con gli attrezzi del mestiere, metro, forbici e poi tutto quello che non si vede, genio e sregolatezza. È un negozietto all’antica. La Coco Chanel di Grassano infatti non veste solo giovani spose ma anche le figure in terracotta create da artisti e artigiani. Alcune sono in vetrina, altre stanno in una bacheca. Franca crea anche il manichino di stoppia che poi ricopre con carta paglia e uno strato di cartapesta. Finché arriva il momento più sacro del rito, perché di rito si tratta, la vestizione. La sarta di Grassano usa stoffe prese da vecchi abiti dismessi: lana, broccati di seta, passamaneria. “È molto difficile”, dice, “ trovare tessuti adatti a personaggi storici” mentre aggiusta la gonna di una popolana in miniatura con la brocca in testa diretta alla fonte. L’ultimo atto è uno strato di colla vegetale che combatte l’usura del tempo. In realtà Franca quando veste una statuina non ha che l’imbarazzo della scelta. Sfogliando per anni vecchi libri, ha scoperto che in Basilicata, unica regione d’Italia, ogni paese ha il proprio costume tradizionale. Sono più di centotrenta. Per riprodurli a regola d’arte, non aveva che una strada: studiarli con scientifica precisione. In effetti i personaggi di Franca sono vere e proprie opere d’arte. Sembrano vive: “Sono tutti figli miei”. E mentre lo dice per poco non si commuove.