Racconta Venezia com’era. Anna Ammirati è una persona speciale che si fa annunciare dal tic tac di un bacchetto. Sì perché Anna è cieca dalla nascita. La guidano l’olfatto, i rumori, il tatto, l’udito. E poi conosce i venti più di un lupo di mare: scirocco, bora, garbin. “Il primo porta acqua alta”, dice.“Il garbin invece è leggero. S’accoppia con le giornate limpide e fredde”. Va a spasso per calli e ponti, fino a Campo dei Mori e all’antico corpo di fabbrica con le statue in rilievo di tre fratelli orientali, Sandi, Rioba e Afani. Quand’era piccola, lo zio l’accompagnava spesso qui davanti. Le faceva toccare le pietre. La mano partiva dalla scarsella, la borsa dove i mercanti tenevano i soldi. Toccare il naso di Rioba porta fortuna. Ma Anna è troppo piccola. Non ci arriva.“Con le mani”, dice,“lo zio mi ha fatto conoscere tutta la città”. Oggi Venezia non è più Venezia. Un tempo era una foresta di profumi. C’erano restauratori di mobili, forni, calzolai. C’erano la pece degli squeri, la lacca dei lucidatori. “Ricordo che quando andavo dalla nonna, arrivavo sempre ad un punto in cui annusavo l’odore delle salsicce appese a corona sui muri. E lì mi fermavo perché sapevo che dovevo girare per la calle di fronte”. Erano i rumori, i profumi, le mappe di Anna. Oggi per lei è sempre più difficile orientarsi. Il fracasso dei trolley dei turisti ha distrutto il suo mondo. “I rumori sono diventati esponenziali. Sono stratificati. Non riesco nemmeno a separarli”. Una volta poi, non c’erano nemmeno tanti motoscafi. Anna sentiva i barcaioli, i gondolieri, la voce dei canali.
Il senso di Anna per Venezia
Scritto il 11/05/2024
Testo e foto di Paolo Simoncelli
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