Carnevale di Castrovillari tra riti arcaici e maschere

Castrovillari (CS), Calabria

Navigatore

A cura di: Stefano Raso | Foto di Raffaele Capano, CC BY-SA 3.0, via Wikimedia Commons

Le tradizioni del Pollino si rinnovano a Castrovillari, dove il rito della maschera incontra le radici contadine tra suoni di zampogne e costumi storici.

Nel centro storico di Castrovillari i vicoli si popolano di drappi colorati esposti dai balconi in occasione della festa. Qui il carnevale non è una semplice sfilata, ma un rito collettivo che scandisce i tempi della comunità. La manifestazione affonda le radici nel Seicento: la tradizione riporta che una rappresentazione teatrale tenutasi davanti alla chiesa di San Giuliano, nel 1635, segnò l'inizio ufficiale delle celebrazioni.

L’impatto visivo delle maschere tradizionali è il fulcro dell'evento. Tra la folla spicca l'Organtino, figura che incarna lo spirito burlone e dissacrante del popolo. Il suo volto richiama una caricatura teatrale e i suoi gesti sono ampi, codificati da una gestualità antica, mentre si muove tra i partecipanti. Accanto alle maschere principali sfilano i gruppi che rievocano la civiltà contadina, caratterizzati dall'uso di vesti tradizionali e dall'esibizione di utensili agricoli riconvertiti a fini celebrativi.

Durante la settimana che precede il martedì grasso la città diviene un palcoscenico. Il ritmo dei passi di danza è scandito dai doppi flauti e dalle zampogne, strumenti che definiscono lo spazio sonoro con melodie e sequenze ritmiche arcaiche. Nonostante le basse temperature di febbraio, i danzatori mantengono il vigore delle coreografie popolari. I costumi del folklore locale, caratterizzati da ricami e tessuti, creano macchie di colore in contrasto con la pietra calcarea del centro storico.

L'elemento del contrasto definisce la struttura della manifestazione: da un lato sfilano i carri allegorici lungo le vie principali, dall'altro resiste la persistenza dei riti legati alla terra. Ogni gesto compiuto dai figuranti appare come un atto per propiziare il risveglio della natura. La partecipazione coinvolge diverse generazioni: gli anziani osservano dalle soglie delle case i passaggi dei gruppi, mentre i giovani animano i momenti di danza e musica.

Nelle piazze si svolgono le farse tipiche del teatro popolare. Le voci degli interpreti si alzano in rime improvvisate che mettono alla berlina le autorità e celebrano gli aspetti della vita quotidiana con ironia. Il selciato si copre di coriandoli mentre si alternano le esibizioni dei gruppi folkloristici nazionali e internazionali, spesso ospiti della rassegna.

Al crepuscolo, le ombre si allungano e le maschere assumono un aspetto maggiormente legato alla tradizione ancestrale. Il rumore dei campanacci portati a tracolla emerge dal brusio della folla, richiamando la natura originaria della celebrazione, storicamente connessa ai cicli della terra e alla protezione del bestiame. È un momento di transizione in cui la documentazione storica e la performance si sovrappongono.

Il fuoco conclude infine la rappresentazione. Le fiamme del rogo simbolico di Re Carnevale illuminano la piazza, segnando la chiusura del periodo di eccessi. La folla osserva il rito del falò che consuma il fantoccio, un atto che precede il silenzio che torna a regnare tra le strade. La musica si spegne, lasciando che la fine della festa coincida con l'inizio del tempo di quaresima.