Casa Verga

4453 km

8 Via Sant'Anna Catania

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Consigliato da: Paolo Simoncelli

Casa Verga, il padre del verismo

La casa natale di Giovanni Verga è l’austero, settecentesco palazzo che in passato fu il Convento di Sant’Anna. Vi si accede tramite la vecchia scala dalla ringhiera in ferro battuto. Al secondo piano il padre del verismo, scapolo irriducibile, trascorse insieme a una buona scorta di cappelli, abiti eleganti, creatività e dolce far niente, buona parte della propria vita. Qui nacque, nel 1840, e qui morì, nel 1922. Nell’appartamento dalle stanze con carta da parati, arredi d’epoca e i pavimenti originali, tutto è cristallizzato, come se lo scrittore dovesse rientrare da un momento all’altro dopo la passeggiata al Circolo dell’Unione, dove dissertava con notabili e intellettuali. Alla casa-museo ci sono l’intatto studio con le sei librerie in noce stipate di volumi, in tutto duemilaseicento, molti siglati con le iniziali di Verga. Troverete il lampadario liberty, lo scrittoio dove vergò le prime opere, manoscritti, riviste illustrate, novelle, giornali d’epoca, il calco delle mani, il letto dove morì, ritratti di antenati, un suo abito, la valigia da viaggio, la sala da pranzo con la credenza che nascondeva il passavivande collegato alla cucina. Nella casa che porta nelle pieghe il fascino della decadenza, ci sono anche il meraviglioso dipinto di Giuseppe Sciuti, Eruzione dell’Etna, e il rarissimo ritratto di Verga del pittore veneto Amedeo Bianchi, uno dei pochissimi perché il maestro non amava mettersi in posa. Nel ritratto Verga mostra un cespuglioso paio di baffoni, così curato che non è difficile immaginare continue attenzioni. Ovvio che doveva servirgli un liscia baffi da portare sempre nel taschino. Per vedere il liscia baffi, e tante altre storie sullo scrittore, dovete percorrete una manciata di chilometri e arrivare al Museo dell’Immaginario Verghiano, a Vizzini. Questa però è un’altra storia.