Sergio Rubino, cuore di Anacapri

Il maestro ceramista anacaprese e la sua bottega sono il punto di partenza di un viaggio sull’isola azzurra.
Scritto da  - Venerdì, 21 Maggio 2010 15:52

Lo studio - laboratorio di Sergio Rubino sembra volersi nascondere nel sommesso biancore di Anacapri, nell’intimità di un vicolo della Catena che sembra voler fuggire dalla Capri mondana e modaiola. Come spesso accade i luoghi riescono a raccontare certi personaggi meglio di tante parole. La Bottega dell’Arte parla con luci e ombre, pensieri e silenzi, e un armonico, piacevole, accogliente disordine. Sergio Rubino è un nome importante, indissolubilmente legato alla sua terra e testimone di una delle isole più famose del mondo. Capri e la sua piazzetta luccicano di mondanità, di volti noti, di prestigiose griffe che riescono a mettere nella stessa scatola New York, Piazza di Spagna e Porto Rotondo. Oltre il monte Solaro nei vicoli anacapresi c’è la Bottega dell’Arte. Sergio Rubino ha la faccia di un umile artigiano e l’anima di un grande artista. Dipinge, modella, crea con la forza espressiva, i colori e la luce di un’isola compressa tra il blu di un mare profondo e il blu di un cielo altissimo. Racconta se stesso con la semplicità che solo i grandi artisti della vita sanno comunicare.
I suoi vasi di terracotta sono nei giardini quattrocenteschi del Metropolitan Museum di New York, accanto alla fontana di marmo scolpita nel 1470 da Domenico e Benedetto da Maiano. Le sue panchine e le opere di arredo urbano firmano angoli e piazze dell’isola. La Bottega dell’Arte è un luogo che trasuda creatività, andando oltre la vuota testimonianza di segni e immagini che affollano la nostra civiltà della comunicazione; punto di passaggio e incontro per intellettuali, artisti e viaggiatori. Li dentro è tutto semplice e autentico come le mani di Sergio e il volto scolpito e luminoso di Silke, la sua compagna bavarese col sud nel cuore che ha trovato su una panchina maiolicata il colore e il calore dell’amore. Quando chiedo a Sergio dove lavora sembra perdersi negli angoli della sua fantasia e senza troppa attenzione mi risponde vagamente: “un po’ qua, un po’ là... Dipende che devo fare. O meglio, cosa mi sento di fare. Già perché ora non voglio fare più niente per forza”. La scrivania, il tornio, il forno, un piano di marmo intarsiato in restauro e la lucente terrazza con la fontana di Pulcinella e le colonne bianche. Silke prepara un caffè è lui mi mostra il progetto del Sentiero dei Fortini, una fantastica camminata dal faro di Punta Carena alla Grotta Azzurra, documentata con uno dei suoi ultimi lavori: duecento “pagine” maiolicate che raccontano con immagini e parole la flora, la fauna, la storia del paradiso attraversato da questo sentiero tra mare, rocce calcaree e macchia mediterranea. Dopo aver respirato arte nella bottega di Sergio e Silke non resta che incamminarsi sul Sentiero dei Fortini: la passeggiata vale un viaggio. Provare per credere. “E non dimenticate l’acqua e il panino!”, questo non è scritto sulle maioliche ma è l’accorata raccomandazione di Sergio. Oltre a madre natura non c’è nient’altro.

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